Moleskine a Piazza Affari

C’è chi la considera un vezzo, c’è chi la ritiene sufficiente per sentirsi uno scrittore, c’è chi la associa a Hemingway, Picasso e Chatwin ed al suo famoso anedotto che viene raccontato nelle Vie dei Canti, e per chiunque ne possieda una Moleskine è l’inseparabile compagna di viaggi.

Ora l’agenda – quaderno sbarca in borsa, o meglio due designer milanesi ed una manager azionista stanno preparando l’iter per la quotazione a Piazza Affari del marchio che ora è al cento per cento milanese, sebbene controllato da un fondo francese; incredibile la quotazione di un’azienda di carta nel periodo della digitalizzazione più assoluta. La nascita del marchio ed il processo di industrializzazione iniziano quindici anni fa, grazie al progetto di Maria Sebregondi ed alla volontà di una piccola casa editrice milanese Modo&Modo, che poi sei anni fa ha venduto la propia parte a Syntegra Capital, il fondo francese; l’idea di creare e produrre il marchio venne alla sociologa milanese insieme all’imprenditore che creò le magliette “Parole di Cotone” che negli anni novanta furono un vero e prorprio oggetto di culto.

Il marchio Moleskine, nonostante la fama e la notorietà, non era però mai stato registrato equindi non ci fu alcun problema con il copyright e nessuna complicazione nemmeno sulla produzione di questi taccuini neri di fattura artigianale, il nome venne mutuato da quello usato da Chatwin per chiamare questi quaderni.

Importanti sono i numero di questa azienda che fattura oggi circa 66,6 milioni di euro, solo sei anni fa erano poco meno di 21 milioni; il prodotto viene distribuito per il 56 per cento in Europa, ovviamente in America e Canada una parte importante ma il cinque per cento del prodotto arriva anche in Africa.

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