La Ue apre alle richieste italiane sul debito
La richiesta italiana perché venga preso in considerazione il debito privato, oltre che pubblico, nella valutazione dei conti pubblici di un paese, è stata sostanzialmente accolta dai partner europei. Nell’ultima bozza delle conclusioni del Vertice Ue – risultato di lunghi negoziati su emendamenti proposti dall’Italia – è stato aggiunto il riferimento al «carattere sostenibile del debito».
I capi di stato e di governo della Ue sono dunque «d’accordo» per «dare, nella sorveglianza sui conti, un ruolo ben più importante ai livelli di debito e al loro carattere sostenibile, come previsto inizialmente nel Patto di stabilità e di crescita» si legge nell’ultima versione del documento, come riferisce l’Agenzia Ansa. Nel testo – che potrebbe essere ancora oggetto di modifiche – non si parla espressamente di un nuovo parametro integrato per il debito, al quale l’Italia puntava, ma c’è un’apertura sostanziale ad una nuova valutazione del debito e alle sue diverse componenti. Inoltre, si affida alla task force sulla riforma del patto, presieduta dal presidente stabile della Ue Herman Van Rompuy, il compito di approfondire ulteriormente la questione.
L’Italia – con il ministro degli Esteri Franco Frattini – aveva minacciato lunedì scorso il veto sull’intero documento se non fosse stato tenuto in considerazione il riferimento al debito aggregato di un paese, cioè all’insieme del debito pubblico e privato, incluso quello di imprese, famiglie e banche.
La necessità di considerare anche il debito privato era già stata accolta con favore da Van Rompuy, che aveva assicurato in proposito – ha riferito Frattini – il premier Silvio Berlusconi. Ma nella prima versione del testo di conclusioni del Consiglio Ue, la questione non era menzionata in questi termini.
Il punto è particolarmente importante per l’Italia, che ha un debito pubblico che viaggia verso il 118% del Pil, ma un alto livello di risparmio privato, basso indebitamento delle famiglie e un sistema bancario che non è stato costretto a fare ricorso a salvataggi pubblici.
Particolarmente importante era ottenere oggi una considerazione sul concetto più ampio di «sostenibilità», nel momento in cui i leader discutono la proposta della Commissione, fatta propria dalla task force, di prevedere procedure di infrazione non solo per i deficit eccessivi, ma anche per gli elevati livelli di debito pubblico.
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Grazie a questo tipo di misurazione risulta che l’Italia a fronte di un debito pubblico del 118% del Prodotto interno lordo ha un debito delle famiglie per il 39,3% e dell’imprese per il 79,9%.
In questo modo l’Italia risulta più virtuosa di altri paesi;
Inghilterra: debito dello Stato 68,6% – famiglie 100,1% – imprese 114,4%;
Svezia: debito dello Stato 42,1% – famiglie 74,2% – imprese 152,7%.
L’Italia risulta addirittura vicina “nei totali” alla Francia: debito dello Stato 76,1 %- famiglie 50,7% – imprese 104,5%.
POSSIAMO ESSERE VIRTUALMENTE CONTENTI. MA CERTO NON DEL COMPORTAMENTO DEL NOSTRO STATO che ha un debito pubblico più alto di quello greco (112% del Pil).
In pratica non siamo conciati tanto male grazie alla propensione al risparmio delle famiglie italiane e grazie a tante piccole imprese che sono finanziate spesso con il solo capitale proprio.
Le famiglie italiane si sono caratterizzate per il risparmio, per l’investimento nel mattone e per l’investimento in titoli dello Stato; questo nonostante il pressante invito al consumo e all’indebitamento fatto nella propaganda televisiva. L’ acquista a rate, l’accedi al credito al consumo e vivi alla grande…. è stato un comportamento limitato solo a una parte degli italiani.
Di questa tradizione di risparmio delle famiglie italiane oggi si fa un merito Berlusconi, oggi che è costretto dalla UE a ridurre il debito dello Stato per far fronte alla speculazione finanziaria internazionale.
Ben venga la misurazione anche per aggregati; ma se i tagli della finanziaria riguardano il tempo pieno a scuola, gli asili, l’assistenza, nei fatti si vanno a colpire le famiglie virtuose dell’aggregato che tanto felicemente è stato presentato all’Europa.
I tagli ai costi della politica non intende farli lo Stato centrale, non intendono farli le Regioni e neanche i Comuni. Per quanto riguarda le Province si continua a sostenere la loro costosa esistenza. Il finanziamento pubblico ai partiti non viene certo dimezzato, sulla diminuzione di stipendi ai parlamentari e di auto blu non si parla più.
francesco zaffuto