La Fiat L0 non sarà prodotta a Mirafiori

Non si era ancora spenta l’eco dell’entusiasmo suscitato dalla notizia del rientro in Italia della produzione della Fiat Panda (che verrà realizzata nell’ormai famosissimo stabilimento di Pomigliano d’Arco), che la FIAT spariglia ancora una volta le carte e annuncia il trasferimento nei suoi stabilimenti serbi di una parte consistente dei fondi precedentemente destinati, secondo il Piano reso noto dall’Amministratore Delegato Sergio Marchionne, a Mirafiori. Sono bastati pochi istanti perché la notizia suscitasse un vero e proprio vespaio e fra i primi ad insorgere, come era prevedibile, c’è stata la Fiom, quella stessa Federazione dei metalmeccanici  che, unica fra i grandi sindacati italiani, non aveva controfirmato la proposta del Gruppo del Lingotto per la sede produttiva di Pomigliano d’Arco.

Giorgio Cremaschi, uno dei volti più noti della Fiom, nel suo giudizio su questa faccenda  è stato tanto lapidario quanto esplicito. “Sergio Marchionne”, ha detto, “ vuole chiudere lo stabilimento di Mirafiori e, in prospettiva, azzerare la sua produzione nel nostro Paese”.  I vertici del Lingotto, probabilmente innervositi dalle estenuanti trattative di Pomigliano, da parte loro si sono lasciati andare a dichiarazioni certamente poco rassicuranti per i lavoratori di Mirafiori. Hanno esplicitamente parlato di “ingovernabilità” degli stabilimenti del nostro Paese e questo è uno dei principali motivi per cui la produzione del modello L0, destinato a mandare in pensione gli attualmente circolanti Fiat Multipla, Fiat Musa e Fiat Idea.

Sergio Marchionne ha cercato di buttare acqua sul fuoco ribadendo l’impegno del Gruppo Fiat per Mirafiori (anche se la mossa serba ha portato via ben  trecento cinquanta milioni di euro prima destinati allo stabilimento piemontese), ma diverse parti politiche chiedono chiarimenti urgenti sulla faccenda e la riapertura di tavoli di Governo e trattative.

Pare che questa estate 2010 continueremo a parlare, e molto, di FIAT.

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