Incentivi auto. Quando la medicina è peggio del male

I dati sono incontrovertibili e lasciano assolutamente molto poco spazio ai dubbi, ma di certo permettono di alimentare il dibattito e, coma da italica abitudine, la polemica. Si parla ancora una volta del mercato delle automobili italiane e di come sia stato pompato (e poi inesorabilmente sgonfiato) dagli incentivi statali, dalla domanda di acquisto e dalla sua assoluta assenza al momento in cui gli aiuti di Stato non sono stati rinnovati. Non è una novità e non è una realtà solo della nostra Nazione; se dati in maniera discontinua ed eccessiva, proprio come una qualunque altra sostanza stupefacente, gli incentivi per l’acquisto delle auto non fanno affatto bene al mercato per cui sono pensati, anzi, non fanno altro che causare un’impennata nell’immediato che poi, ad incentivi finiti, si traduce in un crollo verticale nel baratro dello sboom.

Gli incentivi, si è detto, creano dipendenza, ma non solo negli acquirenti potenziali che li aspettano per comprare l’auto, ma anche, e questo è molto più grave, nelle aziende che si siedono sugli allori (peraltro alquanto falsati e quindi discutibili) e nei dirigenti che, invece che creare strategie e pensare a soluzioni innovative ed ingegnose, in realtà vivono nell’attesa che lo Stato risolva la situazione.

Ancora una volta bisogna guardare a Oriente per avere un quadro realistico della situazione. La Repubblica Popolare Cinese, che con un impressionante crescita del 55,7% delle immatricolazioni ad Agosto è il Paese che ha fatto registrare il maggior numero di vendite non è affatto felice e pensa di disincentivare il settore. Perché? Al di la delle motivazioni ecologiste (che in Cina non hanno certo una grande persa) si pensa al grave danno che potrebbe avere la competizione del mercato e il mercato stesso, spinto in alto da una domanda in qualche senso finta e da una conseguente sovra produzione causata proprio dagli incentivi.  E se lo dice il saggio…

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