Fiamme gialle in casa MPS
Doccia fredda ieri per i dipendenti della sede centrale del Monte dei Paschi di Siena che, all’ingresso in ufficio, hanno trovato ad attenderli gli uomini della Guardia di Finanza i quali già dalle prime ore del mattino hanno fatto scattare l’operazione volta all’accertamento e all’indagine relativamente ad alcune operazioni poco chiare compiute all’interno della Banca. Fra le principali linee di indagine quelle relative al reato di aggiotaggio e all’acquisizione di Banca Antonveneta.
Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno atteso all’arrivo tutti i dipendenti della sede di Rocca Salimbeni a Siena (dove risiede anche la Direzione Generale del Monte) impedendo loro di accendere i computer e collegarsi ai documenti online. I server centrali sono stati spenti e resi inaccessibili e sono stati sequestrati centinaia di faldoni. Ad essere perquisite sono state anche le sedi di Comune, Provincia e Fondazione, oltre che gli uffici e le case di Giuseppe Mussari (ex Presidente di MPS e numero uno di ABI) e di Gabriello Mancini, capo della Fondazione.
Nessuno dei due risulta essere attualmente indagato, ma altri quattro (o due a seconda delle fonti) dirigenti di cui non è stato reso noto il nome sono stati iscritti nel registro degli indagati. Gli organi inquirenti si sono affrettati a smentire che l’indagine sia nata dalla chiacchieratissima puntata della trasmissione Report che, lo scorso 6 Maggio, aveva portato all’attenzione di molti italiani le incongruenze di gestione di Monte dei Paschi che, ad esempio, aveva rilevato dall’Istituto di credito spagnolo Santander la Banca Antonveneta per un prezzo a molti parso ingiustificato e che, in pochi mesi, aveva procurato alla banca spagnola diversi milioni di euro di guadagno.
Ora non resta che sperare che le perquisizioni e le relative indagini, che hanno interessato anche altre sedi come Milano, Roma, Padova (sede di Antonveneta) e Firenze, permettano a questa gloriosa banca italiana di risollevarsi da una situazione oggettivamente scricchiolante e che, soprattutto, a pagare i conti non siano i dipendenti o i clienti, ma chi quella situazione ha contribuito a crearla.
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