Fastweb nella tempesta, e Scaglia torna in Italia

Silvio Scaglia, ex AD di Fastweb, la famosissima azienda di telefonia finita nell’occhio del ciclone per una enorme inchiesta sul riciclaggio e la truffa, tornerà oggi in Italia con un aereo privato. Nei giorni in cui è esploso il caso Scaglia, come dichiarò subito il suo avvocato, si trovava all’estero per lavoro, ma aveva manifestato da subito l’intenzione di far rientro nel nostro Paese, dichiarandosi assolutamente sereno e certo che sarebbe stato in grado di chiarire la sua posizione.

Nonostante l’ordine di arresto che grava su di lui, Scaglia ha ribadito ancora una volta, per mezzo di una nota diffusa alla stampa, la sua volontà di parlare quanto prima coni magistrati proprio perché certo tanto della correttezza di Fastweb durante la sua amministrazione, quanto del proprio operato in qualità di numero uno della società.

Nel frattempo, durante un incontro con i giornalisti, l’attuale amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi, ha ribadito che la società non ha mai raccolto fondi non dichiarato in banche estere e tantomeno compiuto azioni criminose o illegali.

Parisi ha inoltre precisato più volte che il motivo dell’incontro indetto con la stampa non era la propria difesa personale o quella degli altri indagati, ma la necessità di salvaguardare il buon nome di un’azienda che opera da diversi anni e per la quale lavorano centinaia di persone e, cosa non trascurabile, è anche quotata in Borsa.

All’esplicita domanda rivoltagli da un giornalista, Stefano Parisi ha ribadito l’assoluta infondatezza delle voci che lo davano come dimissionario, ha anzi ribadito l’importanza di rimanere al suo posto in un momento di turbolenza come quello che sta vivendo ora Fastweb la quale, come ovvio, ha necessità di una giuda forte nel mezzo di questo grosso danno di immagine che sta subendo.

Parisi non ha solo giocato in difesa, ma ha scagliato parole pesanti nella sala. Fastweb è stata definita dal suo Amministratore Delegato, come la vittima di due ex dipendenti scorretti che a titolo personale e non aziendale erano  implicati in un “giro di malaffare”.

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