Disoccupazione alle stelle e consumi in crollo. La Grecia fatica a rialzarsi dopo la crisi
Appena qualche mese fa gli ispettori inviati ad Atene da Bruxelles avevano dato segnali di speranza per la ripresa dell’economia greca (vedi qui), ma oggi si torna a delineare uno scenario piuttosto brutto per i conti greci e il paradosso è che a creare questa situazione di stallo e di, forse, recessione sono state proprio le misure di Austerity suggerite, varate e incoraggiate dal Governo greco.
La volontà era decisamente buona, si intendeva rimettere a posto i conti dello Stato; ed effettivamente le casse hanno cominciato a perdere meno e il bilancio statale è migliorato, ma tutto questo a scapito della popolazione che ha visto peggiorare drammaticamente la sua qualità di vita. La disoccupazione ha ripreso a galoppare, ha superato la soglia psicologica del 10% e oggi è attestata sul 12%. Conseguenza immediata di tutto ciò è stata la contrazione (o meglio sarebbe dire l’arresto) dei consumi, questo chiaramente sta causando uno shock all’economia nazionale e il ciclo, tutt’altro che virtuoso, ricomincia.
Ad aver squarciato il velo di silenzio (o magari di non considerazione) sulla situazione greca è stata la stampa tedesca attraverso gli articoli pubblicati su due dei suoi media più importanti, Der Spiegel e Bild. Sia il settimanale che il quotidiano hanno messo in luce l’effettivo miglioramento dei conti pubblici (il deficit è diminuito quasi del 40% e la spesa dello Stato è stata ridotta anche più di quanto non avessero chiesto di fare la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale, addirittura il 10% e non solo il 5,5%), ma a carissimo prezzo. Si prevede che la disoccupazione greca arriverà al 20% entro la fine di quest’anno (era sotto il 9% prima della crisi), arrivando anche a picchi del 70% in alcune aree geografiche le cui economie di sussistenza sono state quasi distrutte dalla crisi.
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