Contestata truffa al fisco italiano per Dolce e Gabbana

L’abitudine di trasferire la sede della propria azienda in un’altra nazione con un regime fiscale più leggero di quello italiano, se questo trasferimento è solo di facciata e non di sostanza, può costare molto caro.

Lo sanno bene Stefano Dolce e Domenico Gabbana a cui il Fisco Italiano ha contestato nei giorni scorsi, proprio per questo motivo,  il reato di truffa. L’azienda che porta il nome degli stilisti, infatti, secondo il fisco non avrebbe mai spostato la propria sede operativa ed effettiva dall’Italia in Lussemburgo dove risiede invece la sede ufficiale e, per questo motivo si è macchiata, secondo la Procura milanese,  sia del reato di evasione fiscale sia di quello di frode.

I capi di imputazione ufficiali non sono ancora stati resi noti dal sostituto procuratore Laura Pedio che ha comunque iscritto Domenico Dolce e Stefano Gabbana nel registro degli imputati.  La Guardia di Finanza ha già concluso le sue indagini sulla Dolce e Gabbana diversi mesi fa, mentre sono ancora in corso i calcoli precisi dell’ammontare dell’importo non dichiarato richiesto dall’Agenzia delle entrate.

L’esterovestizione condotta dall’azienda Dolce e Gabbana avrebbe comportato, negli anni che vanno dal 2004 al 2006, un non pagamento per un imponibile lordo decisamente notevole: duecento cinquanta nove milioni di euro.  Questa cifra non comprende poi gli importi derivanti dalla cessione dei marchi del Gruppo Dolce e Gabbana ad altri prodotti per tramite dell’azienda Gado che, di fatto, è una controllata della Dolce e Gabbana Luxembourg.  L’Agenzia delle Entrate valuterebbe questa operazione circa settecento milioni di euro.

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