Confartigianto: la burocrazia ci costa un punto di PIL
Non solo rallenta, ma costa. E anche parecchio. Questa la conclusione delle affermazioni fatte da Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato, relativamente alla burocrazia italiana durante l’assemblea nazionale della associazione da lui guidata.
Gli adempimenti a cui le imprese del nostro Paese sono tenute, e il mare di scartoffie da produrre – così le ha definite Guerrini – costano a ciascun imprenditore italiano 12.334 euro all’anno che, moltiplicati per il numero delle imprese che sono costrette a questa spesa, equivale a una cifra impressionante: oltre sedici miliardi e mezzo di euro, praticamente un punto percentuale del Prodotto Interno Lordo italiano. Questo, a detta di Guerrini, uno dei motivi per cui da noi fare impresa è, se non impossibile, quantomeno molto difficile; decisamente più complicato che in molte altre nazioni europee.
L’Italia è una nazione di piccole imprese, per questo motivo la Confartigianato è favorevole alla proposta fatta da Giulio Tremonti riguardo alla possibilità di sospendere l’articolo 41 della Costituzione e di operare una vera e radicale riforma del fisco volta a semplificare il fare impresa in Italia. Queste azioni sono ancora più urgenti visti i non lusinghieri risultati dell’indagine “doing business” della Banca Mondiale che ha posto l’Italia al ventinovesimo e penultimo posto della classifica dei paesi in cui è facile fare impresa. Fra i trenta stati ad economia avanzata, precediamo solo la Grecia; messa in ginocchio dalla gravissima crisi economica che sta vivendo.
Nel corso dell’assemblea di Confartigianato, ha riscosso grande favore anche il nuovo redditometro di cui noi stessi ci siamo occupati in questo blog qualche tempo fa.
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