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	<title>Finanza Italiana &#187; Nuove tecnologie</title>
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	<description>Notizie e commenti sul mondo dei mutui e delle assicurazioni</description>
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		<title>Cambio di poltrone nella Silicon Valley</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 08:39:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ormai è ufficiale, Yahoo! ha un nuovo CEO, e non si tratta certamente diuno sconosciuto. Ad essere nominato nuovo Amministratore Delegato dell&#8217;eterna rivale del colosso Google è Scott Thompson, il quale arriva direttamente dalle fila di PayPal, una delle maggiori sorprese e realtà ormai affermate della Silicon Valley. In PayPal Thompson ricopriva il ruolo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai è ufficiale, Yahoo! ha un nuovo CEO, e non si tratta certamente diuno sconosciuto. Ad essere nominato nuovo Amministratore Delegato dell&#8217;eterna rivale del colosso Google è <strong>Scott Thompson</strong>, il quale arriva direttamente dalle fila di <strong>PayPal</strong>, una delle maggiori sorprese e realtà ormai affermate della Silicon Valley. In PayPal Thompson ricopriva il ruolo di Presidente, fin dallo scorso 2008, e prima di allora era stato Vice presidente e responsabile dell&#8217;importante compartimento IT.</p>
<p>Non è una grande sorpresa il passaggio di un manager del calibro di Thompson dalle fila del gruppo eBay a quelle dell&#8217;azienda di Sunnyvale. Già nello scorso Maggio, infatti, i due colossi (entrambi, pare, in difficoltà notevoli visti anche i continui ridimensionamenti dell&#8217;ormai forse <em>ex gigante</em> delle aste online, mai realmente ripresosi dall&#8217;abbandono di <strong>Meg Whitman</strong> e dall&#8217;incauto acquisto di <strong>Skype</strong>, oggi passata a <strong>Microsoft</strong>) avevano sottoscritto un accordo per cercare di arginare la concorrenza di Google.</p>
<p>Yahoo! Offriva ad eBay il suo sistema di advertising online e eBay offriva ciò che di più appetibile è rimasto nel piatto dell&#8217;azienda; perlappunto l&#8217;accesso a PayPal per gli oltre quattrocentomila utenti del motore di ricerca.</p>
<p>Quella di Yahoo! è una crisi che si trascina da moltissimo tempo e che a Settembre scorso ha portato al licenziamento senza troppi preamboli dell&#8217;ex CEO <strong>Carol Bartz</strong> la quale, in oltre due anni di guida, non era riuscita a invertire la china di discesa in cui si trovava Yahoo!</p>
<p>Il ruolo assegnato oggi a Thompson era stato detenuto ad interim da Tim Morse il quale, dopo aver condotto l&#8217;azienda per oltre otto mesi torna al suo incarico di CFO.</p>
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		<title>Lady Gaga investe nell’high tech</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 13:55:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono tante le star che investono sempre di più nel settore dell'alta tecnologia: l'ultima ad aver effettuato cospicui interventi in aziende della Silicon Valley è Lady Gaga...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che le celebrity di tutto il mondo riempiano le pagine dei giornali con i loro acquisti folli e con le spese più assurde è cosa nota; è meno noto, forse che siano diverse le star che preferiscono investire in maniera oculata gli introiti del loro business. Negli ultimi anni, in particolare, l’attenzione di molti artisti è focalizzata sulle attività della Silicon Valley, da poco tornata a raccogliere gli interessi degli investitori, visti i risultati altamente positivi per quanto riguarda bilanci e occupazione.</p>
<p>L’artista che, più di tutti, sembra aver puntato sugli investimenti nell’high tech è l’eccentrica star Lady Gaga: la cantante è, infatti, uno degli azionisti principali di una società, Backplane, che ha saputo integrare i social network con l’ascolto online di musica. l’artista è stata invitata a partecipare all’investimento direttamente dall’ex guru di Apple, Steve Jobs, che ha contattato direttamente il suo agente per proporre a Lady Gaga l’affare.</p>
<p>Nel giro di poco tempo è nato questo servizio che punta ad inglobare le caratteristiche vincenti dei più importanti social network, come Facebook e Twitter, e che ha già attirato l’interesse (e gli investimenti) di altri importanti uomini d’affari – tra cui spiccano i nomi di Larry Page e Eric Smith, vale a dire il fondatore ed il presidente di Google.</p>
<p>La presenza di Lady Gaga, che ha proattivamente contribuito a migliorare il social network attraverso una conoscenza elevata di gusti e abitudini dei consumatori e degli internauti, è sicuramente, oltre che un elemento in grado di scatenare il dibattito intorno all’azienda, anche una calamita per nuovi investitori. Non è un caso, ad ogni modo, che la star non sia alla sua prima esperienza imprenditoriale: nei mesi scorsi ha effettuato cospicui investimenti entrando in Zynga, la web company che ha inventato FarmVille e CityVille, i due videogiochi più popolari fra gli utenti di Facebook.</p>
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		<title>Non va avanti la banda larga nel nostro Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 08:44:46 +0000</pubDate>
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		<title>Ottimi risultati per il collocamento in Borsa di LinkedIn</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 08:32:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Inizia veramente alla grande il suo percorso alla Borsa di New York LinkedIn: ha iniziato con un prezzo di posizionamento di quarantacinque dollari per ciascuna azione, all’inizio della fase di contrattazione era ad ottanta tre e quindi salito fino a quasi novanta tre, con un incremento del 100 per cento, ed ha concluso con un’oscillazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizia veramente alla grande il suo percorso alla Borsa di New York LinkedIn: ha iniziato con un prezzo di posizionamento di quarantacinque dollari per ciascuna azione, all’inizio della fase di contrattazione era ad ottanta tre e quindi salito fino a quasi novanta tre, con un incremento del 100 per cento, ed ha concluso con un’oscillazione verso gli ottanta cinque dollari per ogni azione. I proprietari del social network utilizzato da moltissimi professionisti del mondo del lavoro hanno guadagnato circa trecento cinquanta milioni di dollari  per aver collocato sul mercato azionario l’otto per cento del gruppo. La società era stata in perdita sia nel 2007 che nel 2009, lo scorso anno aveva ottenuto un utile ci oltre quindici milioni di dollari e gli analisti finanziario prevedono che quest’anno non saranno prodotto utili da parte di LinkedIn.</p>
<p>Il collocamento a Wall Street del gruppo ha fatto ripartire l’interesse e la considerazione degli investitori verso i gruppi hi-tech, dopo i momenti di gloria degli anni novanta. Ora Wall Street è in fervente attesa del collocamento azionario di altri giganti del mondo internet, realtà come Groupon, Facebook e Twitter, colossi il cui valore, al termine della fase di collocamento azionario, potrebbe giungere a decine di miliardi.</p>
<p>L’arrivo alla Borsa di New York di LinkedIn, che rappresenta la maggiore Initial Pubblic Offering del mondo web dopo quella di Google avvenuta nel 2004, è passata al vaglio con grande attenzione da parte degli altri giganti americani poiché ritenuto un indice attendibile di quali potrebbero essere le reazioni della Borsa ad un’eventuale arrivo di uno dei social network maggiori, per comprendere la differenza di grandezza, un solo esempio: Facebook che può vantare 600.000 di amici rispetto ai soli 100 milioni di LinkedIn.</p>
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		<title>Le lacune informatiche della Pubblica Amministrazione</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 12:27:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Indubbiamente ci sono vari tentativi di rendere più agile ed efficiente la Pubblica Amministrazione ed il codice dell’Amministrazione digitale assolve, o meglio cerca, proprio questo scopo, questo soprattutto nel tentativo di rendere più veloce ed agile l’attività di tutti i giorni migliorando l’esperienza dei cittadini ed anche cercando di risparmiare denaro.
Questa senza dubbio pregevole intenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Indubbiamente ci sono vari tentativi di rendere più agile ed efficiente la Pubblica Amministrazione ed il codice dell’Amministrazione digitale assolve, o meglio cerca, proprio questo scopo, questo soprattutto nel tentativo di rendere più veloce ed agile l’attività di tutti i giorni migliorando l’esperienza dei cittadini ed anche cercando di risparmiare denaro.</p>
<p>Questa senza dubbio pregevole intenzione si sconta però con la realtà degli impiegati di province, comuni ecc. che devono confrontarsi con questi sistemi informatici, spesso sopperendo o cercando di farlo alle proprie lacune nel campo dell’informatica.</p>
<p>Lo Sda della Bocconi con Aica ha condotto un’indagine per capire quanto costa agli italiani l’ignoranza informatica della Pubblica Amministrazione, dove sono impiegate circa sei cento mila persone; lo studio presentato in questi giorni ha offerto una risposta a questa domanda, abbastanza difficile da digerire per la popolazione italiana, oltre due cento milioni di euro.</p>
<p>I dati dell’indagine della Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi mostrano che i lavoratori della PA utilizzano il PC quasi per il settanta per cento della propria giornata lavorativa ed affermano di usare circa cinquanta minuti ogni settimana per difficoltà incontrate usano il computer; le motivazioni di questo spreco di tempo sono attribuibili per il trenta per cento ad ignoranza informatica la parte restante a complicazioni dei sistemi informatici; il costo all’anno di questa perdita di tempo è di mille euro per ogni impiegato. Il che porta, calcolando il costo medio del lavoro di un dipendente pubblico ed il totale degli addetti alla Pubblica Amministrazione, porta ad una perdita complessiva di oltre 200 milioni di euro.</p>
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		<title>Pagare le tasse su internet: nuovo progetto Equitalia</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 10:08:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Equitalia ha presentato alcune innovazioni per rendere sempre più trasparente la gestione della propria situazione fiscale: già attiva la possibilità di controllare lo storico degli ultimi 11 anni di rapporto con l'erario, in arrivo il pagamento delle tasse online. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Equitalia – la società a capitale pubblico incaricata dell’esercizio dell’attività della riscossione di tributi e contributi – vuole essere sempre più trasparente: da oggi sarà possibile conoscere la propria situazione fiscale semplicemente visitando il suo sito web.</p>
<p>Arriva, in breve, l’estratto conto online: in tempo reale saranno messi a disposizione dei contribuenti i dati relativi alla propria condizione, con un dettaglio del proprio storico di debiti e crediti nei confronti con l’erario che permette di controllare i conti in sospeso dal 2000 a oggi. Il sito è accessibile tutti i giorni ed è utilizzabile da tutti i contribuenti italiani, siciliani esclusi.</p>
<p>La procedura di utilizzo dell’estratto conto è molto semplice: visitando il sito di Equitalia, basta cliccare su “estratto conto” e utilizzare il nome utente e la password fornite dall&#8217;Inps o dall&#8217;Agenzia delle Entrate. Da qui, è possibile controllare le proprie cartelle esattoriali e verificare se gli avvisi di pagamento ricevuti negli ultimi 11 anni sono stati pagati tutti o meno, con informazioni in merito ad interessi e eventuali provvedimenti presi dall’ente creditore.</p>
<p>È possibile, inoltre, delegare un intermediario fiscale per la consultazione del sito: la delega dura due anni, può essere sempre revocata e si rinnova automaticamente.</p>
<p>L’altra novità che Equitalia presenta insieme all’estratto conto online è in sperimentazione per 40 province italiane, ma si prevede un allargamento a tutto il territorio nazionale. È già possibile, in breve, pagare le tasse via web: un servizio di home banking vero e proprio, questo, che nasce con l’obiettivo di rendere più semplice e trasparente il pagamento delle tasse. Oltre a pagare le tasse, è possibile gestirne la rateizzazione e monitorare l’andamento di sospensioni, sgravi, procedure cautelari ed esecutive in essere.</p>
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		<title>Gli Italiani e il commercio elettronico</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:09:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo i dati rivelati oggi da un’indagine del Centre Retail Research, l’e-commerce nel nostro Paese avrebbe valicato la soglia dei dieci virgola venticinque miliardi di euro. La crescita anno si anno è del venticinque per cento ed ha quindi  oltrepassato i guadagni del mercato delle televisioni, e non consideriamo neppure quelli derivanti dal cinema, dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i dati rivelati oggi da un’indagine del Centre Retail Research, l’e-commerce nel nostro Paese avrebbe valicato la soglia dei dieci virgola venticinque miliardi di euro. La crescita anno si anno è del venticinque per cento ed ha quindi  oltrepassato i guadagni del mercato delle televisioni, e non consideriamo neppure quelli derivanti dal cinema, dai videogiochi o dall’editoria, abbondantemente superati. Nonostante la crisi economica ed il difficilissimo clima in tema di consumi in Italia gli acquirenti del commercio elettronico hanno speso per gli acquisti online mille e centosettantatre euro cadauno, superando la media dell’Europa che è di mille e settantadue euro. Ogni italiano compre online ventisette articoli, superando gli abitanti della Germania, che però hanno una spesa pro capite più alta, e collocandoci subito dietro i danesi, che comprano trenta oggetti a tesa. </p>
<p>Rispetto al commercio elettronico l’Italia è il quarto Paese dietro la Francia, con trentuno virgola due miliardi, la Germania, trentanove virgola due miliardi e l’Inghilterra con cinquantadue virgola uno miliardi di euro; ma il Country Manager di Kelkoo, dal quale è stata promossa l’indagine, afferma che le aspettative di vendita per i prossimi anni sono destinate a crescere di molto e dal suo punto di vista privilegiato, Kelkoo infatti conta dieci milioni di utenti  ogni mese e compara quarantaquattro milioni di offerte provenienti da oltre dieci mila  punti vendita on line, stima che la crescita entro il duemiladodici sarà del venti per cento e si giungerà ad un totale di vendita di dodici virgola ventinove miliardi di euro.</p>
<p>Questi dati però sono in netto contrasto con i risultati comunicati dal Politecnico di Milano, che monitora ormai da lungo tempo questa porzione di mercato per conto di Netcomm; in occasione dell’apertura di Amazon in Italia, il passato mese di novembre, il Politecnico aveva comunicato, come sempre accade annualmente, che il totale del commercio elettronico in Italia aveva toccato i sei virgola cinque miliardi di euro, mentre le altre Nazioni europee toccano livelli come i trentaquattro dell’Inghilterra o i quattordici della Francia.</p>
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		<title>Poche aziende usano i social network</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 08:28:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I dirigenti delle società italiane sono stati conquistati dai social network, Facebook e Linkedin soprattutto, e sette manager su dieci li frequentano solitamente e li usano come strumenti di comunicazione sul web; mentre le società di cui sono a capo ancora sfruttano solo parzialmente questi canali di partecipazione.
Questi sono i dati raccolti da Hsm, società [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dirigenti delle società italiane sono stati conquistati dai social network, Facebook e Linkedin soprattutto, e sette manager su dieci li frequentano solitamente e li usano come strumenti di comunicazione sul web; mentre le società di cui sono a capo ancora sfruttano solo parzialmente questi canali di partecipazione.</p>
<p>Questi sono i dati raccolti da Hsm, società leader nel settore dell’executive education, su una base di seicentottanta manager scelti tra i quasi duemila che partecipano al World Business Forum, arrivato alla settima edizione ed in corso di svolgimento in questi giorni a Milano.</p>
<p>Da quanto emerso dalla ricerca i manager usano i social network per tenersi in aggiornamento su consumatori, competitor e partner ( oltre il diciotto per cento degli intervistati) e per creare rapporti di business ( secondo il trentanove per cento dei manager che hanno risposto); mentre per le società il network prediletto è Facebook che permette di informare  i clienti circa la propria azienda ( settantuno per cento), tra i manager  la preferenza personale va a  Linkedin, settantasei per cento, a breve distanza Facebook, settanta per cento, quindi Twitter, fermo al ventuno, ed infine Youtube, diciotto per cento.</p>
<p>Sempre stando ai dati di questa ricerca non sembra essersi ancora diffusa l’abitudine ad usare i social network come mezzi di comunicazione e di relazione: solo il trentatre per cento del campione afferma di utilizzarli con uno spazio della propria azienda per informare la clientela, ed in questo ristretto gruppo ben il settanta per cento predilige Facebook; a sorpresa segue, in questa particolare classifica, Twitter  con il sessantaquattro per cento delle preferenze e con il cinquanta per cento troviamo Youtube e Linkedin.</p>
<p>Lo scopo prioritario della presenza della propria azienda su un social network è quello di dare informazioni ai clienti, mentre solo una minima parte li usa come strumento di ascolto dei consumatori; quasi la metà delle aziende usa questi strumenti solo da un anno ( quarantasette per cento) e sembra essere assente ovunque figure preposte a coordinare questi mezzi.</p>
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		<title>Google crea il paniere dei prezzi online</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 09:03:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La credibilità del paniere per la valutazione dei prezzi è spesso al centro di polemiche da parte delle associazioni dei consumatori e dei media, sovente ne viene criticata l’attendibilità rispetto all’effettiva spesa della vita, però sembra prospettarsi una soluzione a breve: Google sta per presentare il proprio indicatore dell’inflazione.
E’ già stata nominata inflazione 2.0 ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La credibilità del paniere per la valutazione dei prezzi è spesso al centro di polemiche da parte delle associazioni dei consumatori e dei media, sovente ne viene criticata l’attendibilità rispetto all’effettiva spesa della vita, però sembra prospettarsi una soluzione a breve: Google sta per presentare il proprio indicatore dell’inflazione.</p>
<p>E’ già stata nominata inflazione 2.0 ed è strutturato sulla base in movimento dei prezzi degli oggetti venduti e comprati online ed è stato creato, come spesso capita per queste cose, dal caso.</p>
<p>Varian, capo economista di Google, ha narrato così la genesi dell’indicatore dei prezzi durante una convention: se a seguito della rottura di un macina pepe si inizia la ricerca online di un nuovo oggetto si rimane stupiti dalle innumerevoli differenze di prezzi proposte dal mercato e da qui l’esigenza di costruire un reale e proprio indice dei prezzi; che essendo online gode dell’effettivo vantaggio, rispetto al classico paniere, di una notevole rapidità di rilevazione e nel costo minimo per il convogliamento dei risultati.  </p>
<p>Appare evidente come questa rilevazione della cyber inflazione avrà un raggio d’azione del tutto particolare: tenendo conto solo dei beni che possono essere venduti online saranno esclusi dall’indice tutta una serie di oggetti che sono ora presenti nei calcoli ufficiali del paniere; per questo Google, mettendo le mani avanti,  già dichiara di non volersi sostituire ai misuratori tradizionali.</p>
<p>Questa dichiarazione molto importata alla correttezza formale non sembra tuttavia corrispondere alle reali azioni del Google Prices Index che tra le prime affermazioni dichiara, con i propri dati, come gli Stati Uniti sia già scesi verso la deflazione, ovvero prezzi in caduta prolungata e generalizzata.</p>
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		<title>Forti pressioni per la proroga degli incentivi sul risparmio energetico</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 09:24:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra un paio di mesi scadono le detrazioni fiscali che il governo ha creato per chi attua interventi sul risparmio energetico, il che avrà gravi ripercussioni sull’ambiente, sull’attività produttiva e anche sugli introiti dello Stato; infatti in questi tre anni questa legge ha generato occupazione, collaborando al superamento della crisi e contribuendo al risparmio energetico.
Termineranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra un paio di mesi scadono le detrazioni fiscali che il governo ha creato per chi attua interventi sul risparmio energetico, il che avrà gravi ripercussioni sull’ambiente, sull’attività produttiva e anche sugli introiti dello Stato; infatti in questi tre anni questa legge ha generato occupazione, collaborando al superamento della crisi e contribuendo al risparmio energetico.</p>
<p>Termineranno alla fine dell’anno, a discapito delle molteplici sollecitazioni, gli sgravi fiscali per coloro che compiono interventi finalizzati al risparmio energetico nella propria abitazione, il provvedimento fu introdotto da Bersani, quindi riproposto nelle successive leggi finanziarie, e consente la detrazione fino al cinquantacinque per cento dei costi  sopportati per installazione di pannelli ad energia solare, pompe di energia, isolamenti ecc.</p>
<p>Sul nuovo ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, sono già molto forti le pressioni  della cittadinanza, di gruppi di consumatori e di associazioni che, in modo particolare via Internet, affinché vengano rinnovate queste possibilità di detrazioni fiscali ed incentivi; ma la richiesta di proroga non corre solo sul web, nell’ultimo periodo hanno inoltrato richiesta al Governo di prolungare i tempi degli incentivi per gli incentivi fiscali anche le associazioni dei fabbricanti di impianti termici, di infissi, dei costruttori, la Commissione Trasporti e quella Ambiente della Camera ed il Consorzio dei comuni della Val Padana.</p>
<p>La negazione del rinnovo non potrebbe essere giustificata neppure con motivazioni di tipo economico: secondo quanto riferisce l’Enea  in trentasei mesi sono stati impiegati undici miliardi che corrispondo ad una mancata entrata fiscale di circa sei miliardi, sull’altro fronte però il risparmio in otto anni è pari a tre miliardi in bollette energetiche, il valore complessivo del patrimonio immobiliare aumenta d quattro miliardi e lo Stato riceve altri tre miliardi tramite l’IVA e le aziende.</p>
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