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	<title>Finanza Italiana &#187; Fondi</title>
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	<description>Notizie e commenti sul mondo dei mutui e delle assicurazioni</description>
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		<title>Tremonti: taglieremo gli stipendi dei politici, ma non le pensioni</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 15:04:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Taglio agli stipendi dei parlamentari e nessuna rivoluzione dell’attuale sistema pensionistico. Questo, in sintesi estrema, il succo di quanto detto oggi a Bruxelles dal Ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti. Il garante dei conti pubblici italiani ha descritto quella programmata dal Governo  Berlusconi come una manovra etica che non comporterà l’aumento delle tasse, questo, ha detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Taglio agli stipendi dei parlamentari e nessuna rivoluzione dell’attuale sistema pensionistico. Questo, in sintesi estrema, il succo di quanto detto oggi a Bruxelles dal Ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti. Il garante dei conti pubblici italiani ha descritto quella programmata dal Governo  Berlusconi come una manovra etica che non comporterà l’aumento delle tasse, questo, ha detto il Ministro, è garantito.</p>
<p>Già nel dicembre passato l’Unione Europea aveva richiamato l’Italia evidenziando la necessità che il Bel Paese rimettesse mano ai propri conti pubblici e indicando anche il traguardo a cui doveva tendere. Tremonti ha garantito che quel messaggio è stato recepito in maniera forte e chiara e che l’Italia ha tutte le intenzioni di rispettare le direttive dell’Unione Europea.</p>
<p>Per fare cassa, però, non si pensa di ricorrere alle solite metodologie e il primo passo, un antipasto come ha detto Giulio Tremonti, è la diminuzione dei salari percepiti dai politici.  Il sistema delle pensioni, invece, funziona bene e non c’è alcun motivo perché lo Stato intervenga modificandolo o, men che meno, tagliando le pensioni.</p>
<p>A margine dell’Ecofin tenutosi a Bruxelles, se possibile Giulio Tremonti è stato ancora più deciso e ha dichiarato che è giunta l’ora che la mano pubblica riduca il suo peso effettivo.  L’antipasto del taglio alle retribuzioni dei politici avrà la misura del 5%, ma il Ministro Tremonti non è andato oltre nel descrivere quali saranno i passi ulteriori che porteranno la mano pubblica ad essere meno incisiva nei confronti delle casse delle famiglie italiane.</p>
<p>Le uniche indiscrezione trapelate, se di indiscrezioni si può parlare è che a tremare per l’arrivo della mannaia dello stato saranno gli evasori fiscali (era ora) e i falsi invalidi.</p>
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		<title>Perché la Grecia non sarà un’altra Argentina</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 13:37:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo si è sentito da diverse parti ed è il timore di molti. Quella della Grecia sarà un’altra crisi economica internazionale di quella che seguì al crollo dei bond argentini nel 2000? I risparmiatori, e non solo greci, devono temere di veder sfumare in poche ore i risparmi accumulati in una vita per via di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo si è sentito da diverse parti ed è il timore di molti. Quella della Grecia sarà un’altra crisi economica internazionale di quella che seguì al crollo dei bond argentini nel 2000? I risparmiatori, e non solo greci, devono temere di veder sfumare in poche ore i risparmi accumulati in una vita per via di un investimento sbagliato di cui, forse, non sono nemmeno pienamente consapevoli?</p>
<p>Questa volta sembra che non sarà così, ma non perché si è imparato dagli errori fatti, semplicemente perché è diversa la situazione di base. Spesso si è parlato del legame fra la Grecia e le banche tedesche e, a parte le proposte più o meno serie di vendita delle isole greche alla Germania, la realtà dei fatti è che gli Istituti di credito tedeschi , così come quelli francesi, possiedono titoli di stato greci (così come portoghesi, irlandesi, spagnoli e persino italiani) per un valore che supera il trilione di euro.</p>
<p>Per queste banche sarebbe molto pericoloso lasciare la ristrutturazione del mercato greco in mano a persone magari non in grado di gestire correttamente la questione e, alla fine dei conti, i trenta o addirittura trentacinque milioni di euro necessari a risollevare in qualche modo la Grecia da questa situazione, sono comunque destinati ad uscire dalle casse tedesche o francesi per poi…rientrarci.</p>
<p>Ecco quindi spiegato il motivo per cui anche l’economia mondiale sembra non essere troppo preoccupata dalla situazione che si sta vivendo ad Atene e che, sostengono in molti, è infinitamente più probabile che volga al salvataggio rispetto che al tracollo sul modello di quello vissuto nel 2000 in Argentina.</p>
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		<title>Il debito della Grecia fa vittime in Borsa. Ma Intesa si consola con i risultati di Mediocredito Italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 08:59:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se è vero che Intesa Sanpaolo ieri ha dovuto subire una caduta del suo titolo in Borsa di oltre due punti percentuali (-2,6% il dato preciso) a causa del panico scatenatosi per una probabile recrudescenza della crisi economica greca, è altrettanto vero che a consolare i dirigenti (e gli azionisti) ha contribuito l’ottimo risultato del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se è vero che Intesa Sanpaolo ieri ha dovuto subire una caduta del suo titolo in Borsa di oltre due punti percentuali (-2,6% il dato preciso) a causa del panico scatenatosi per una probabile recrudescenza della crisi economica greca, è altrettanto vero che a consolare i dirigenti (e gli azionisti) ha contribuito l’ottimo risultato del comparto di Mediocredito italiano che nello scorso anno ha fatto registrare un utile netto di ben 65 milioni di euro.</p>
<p>Se già il numero assoluto non fosse sufficiente a stappare lo champagne, basterebbe confrontarlo con quello dell’anno precedente. L’incremento sull’utile netto 2008 è stato superiore al 600%. Il risultato di Mediocredito Italiano è ancora più importante alla luce del fatto che la sua attività è quella del finanziamento alle piccole e medie imprese italiane il che, in un periodo di congiuntura economica come quella da cui, forse, a fatica si sta uscendo ora, non è certo cosa facile.</p>
<p>I nuovi finanziamenti che Mediocredito italiano ha erogato nello scorso anno in diversi settori produttivi sono stati milleduecento, per un controvalore complessivo di 2.613 milioni di euro, il che equivale ad un incremento del diciannove percento sul dato dell’anno precedente. Particolare positività si è registrata sia in ambito di finanziamento ad aziende impegnate nel settore delle energie rinnovabili, sia in quello dei finanziamenti ai progetti di ricerca tramite il prodotto dedicato nova+.</p>
<p>Relativamente alle oltre trecento operazioni per cui è arrivata una richiesta di finanziamento tramite nova+, equivalenti ad un valore di cinquecentocinquantuno milioni di euro, più della metà erano già stati finanziati o comunque autorizzati entro dicembre, confermando Mediocredito italiano, come ha dichiarato il DG Stocchetti,  nel suo ruolo di mecenate dell’innovazione e dello sviluppo della piccola e media impresa italiana</p>
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		<title>Gli italiani non conoscono la finanza. E lo dice la scienza</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 10:59:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tutti sognano di far fortuna con investimenti in Borsa, ma il livello di conoscenza del mercato dei Titoli e delle giuste tecniche per far fruttare i propri risparmi è, fra gli Italiani, veramente bassissimo.
A sancirlo sono ben due indagini condotte dall’Università milanese de La Cattolica e da un consorzio dal nome Patti Chiari che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti sognano di far fortuna con investimenti in Borsa, ma il livello di conoscenza del mercato dei Titoli e delle giuste tecniche per far fruttare i propri risparmi è, fra gli Italiani, veramente bassissimo.</p>
<p>A sancirlo sono ben due indagini condotte dall’Università milanese de La Cattolica e da un consorzio dal nome Patti Chiari che ha collaborato per l’indagine anche con la società Ambrosetti.</p>
<p>Oltre alla beffa, però, in questo caso c’è anche il danno. L’ignoranza dei risparmiatori, infatti, creerebbe anche notevoli problemi agli Istituti di Credito.  Ciò che evidenzia maggiormente l’incompetenza del risparmiatore medio è l’incapacità di cogliere il concetto di differenziazione del rischio e, ad esempio, il campione intervistato, rappresentativo della popolazione nazionale, non è stato in grado di mettere in correlazione un alto rendimento con un altrettanto alto rischiosità del prodotto.</p>
<p>Anche il titolo di studio non sembra mettere al  riparo da questo genere di problemi. Se si guarda a chi ha conseguito la laurea o anche un titolo di studio ancora più alto, sono solo 4 su 10 sanno gestire le informazioni che dovrebbero essere la base degli investimenti finanziari.</p>
<p>Purtroppo, come detto, l’ignoranza finanziaria non è solo un dato di costume, ma corrisponde a un grosso rischio per le banche. Gli Istituti di credito sono costretti a scontrarsi con investitori che non comprendono fino in fondo i rischi dei prodotti che sottoscrivono e questo in molti casi conduce ed ha condotto a lunghe liti giudiziarie e, in alcuni casi, a risarcimenti importanti.</p>
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		<title>El Pais. Un&#8217;acquisizione in salsa Barbeque</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:37:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ammettiamolo, è una notizia che in qualche modo non può lasciare indifferenti o far storcere il naso. El Pais, uno dei più importanti quotidiani di Spagna che da molti viene quasi identificato con il maggiore paese iberico, cambia proprietario e, soprattutto, il nuovo padrone non ha nulla a che fare con il Paese delle Corride, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ammettiamolo, è una notizia che in qualche modo non può lasciare indifferenti o far storcere il naso. <em>El Pais</em>, uno dei più importanti quotidiani di Spagna che da molti viene quasi identificato con il maggiore paese iberico, cambia proprietario e, soprattutto, il nuovo padrone non ha nulla a che fare con il Paese delle Corride, della movida e del flamenco. Ma si trova dall’altra parte dell’Atlantico ed è più vicino ad hot dog, disco music. Prisa, il gruppo controllante, fino a pochi giorni fa, diverse realtà editoriali spagnole, fra cui proprio El Pais, a seguito di una operazione finanziaria piuttosto complessa, ha ceduto oltre il 50% della proprietà a due azionisti americani; i multi miliardari Martin E. Franklin e Nicolas Berggruen che controlleranno Prisa attraverso la società Liberty Acquisition Holdings, creata appositamente per gestire acquisizioni di questo tipo.</p>
<p>Juan Luis Cebriàn continuerà a mantenere la gestione di Prisa anche se gli storici proprietari, quei Polanco che fino all’acquisizione potevano vantare ben il 70% del pacchetto azionario, vedranno ridursi la quota societaria di oltre la metà arrivando ad un 30%. Prisa, bisogna sottolinearlo, non navigava certo in buone acque e i quasi 5 miliardi di euro di debito accumulato (4,8 per l’esattezza), l’hanno costretta ad accettare l’offerta della società americana che ha portato nelle casse del gruppo spagnolo non poca liquidità giungendo con una dote di oltre seicento sessanta milioni di euro. Ora Prisa, dopo essere stata acquista da Liberty Acquisition pare sarà anche quotata alla Borsa di New York.  Più dell’amor patrio, insomma, poté il debito da ripianare. Però peccato. Speriamo almeno che il colosso ex spagnolo, ora yankee si sappia rialzare.</p>
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		<title>Ben Bernake, Federal Reserve: il tasso di sconto aumenterà. Comincia l&#8217;exit strategy americana</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 11:20:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La neve che si è abbattuta in questi giorni sugli Stati Uniti ha fermato il Presidente di Federal Reserve Ben Bernake, ma non le sue pesantissime parole che sono state messe nero su bianco e consegnate al Congresso americano a Washington.
Il tasso di sconto, ha detto Bernake, potrebbe aumentare molto presto sia pure in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La neve che si è abbattuta in questi giorni sugli Stati Uniti ha fermato il Presidente di Federal Reserve Ben Bernake, ma non le sue pesantissime parole che sono state messe nero su bianco e consegnate al Congresso americano a Washington.</p>
<p>Il tasso di sconto, ha detto Bernake, potrebbe aumentare molto presto sia pure in un modo che lui stesso ha definito “modesto”.  Queste parole hanno scatenato reazioni importanti, non solo perché vuol dire che, al riprendersi dell’economia il costo del denaro riprenderà a salire, ma che questo aumento non tarderà ad arrivare. Anche la Banca Centrale Americana, quindi, sembra incamminarsi sulla via della ormai sempre più citata exit stategy.</p>
<p>Il Presidente della Federal Reserve ha spiegato che per un periodo non meglio precisato potrebbe salire il tasso che viene corrisposto a quegli Istituti di credito che lasciano gli eccessi di liquidità alla banca centrale. Si spera in questa maniera di spingerli a investire in questo strumento e non solo in prestiti concessi alle aziende o ai privati.</p>
<p>Lo scopo dichiarato è quello di far diminuire il credito oggi in circolazione per non causare una nuova impennata dell’inflazione senza operare sul costo del denaro in maniera diretta.</p>
<p>Quello che diventerebbe, in questo momento di congiuntura, lo strumento principale per far scendere il credito in eccesso che circola all’interno del sistema finanziario ha un nome preciso secondo Bernake: tasso di sconto. E avrebbe anche il merito, come detto, di permettere l’avvio della tanto attesa exit strategy.  Anche lo Spread applicato dalla Federal Researve alle banche (quello fra tassi interbancari brevi e tasso di sconto sui fondi di emergenza) potrebbe aumentare, ma su questo non è stata ancora presa alcuna decisione ufficiale.</p>
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		<title>Fondi pensione. Covip: iscritti in crescita del 4.7%. TFR fermo al 2%</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 10:46:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ormai il numero degli iscritti ai fondi pensione ha superato, secondo le dichiarazioni della Commissione governativa di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) la quota di cinque milioni. Sebbene in maniera minore rispetto all’anno precedente, anche il 2009 si è chiuso per le iscrizioni ai fondi col segno positivo che si sono assestate su di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai il numero degli iscritti ai fondi pensione ha superato, secondo le dichiarazioni della Commissione governativa di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) la quota di cinque milioni. Sebbene in maniera minore rispetto all’anno precedente, anche il 2009 si è chiuso per le iscrizioni ai fondi col segno positivo che si sono assestate su di un incremento del 4.7%. A costituire la porzione maggiore di questo gruppo sono i lavoratori dipendenti impiegati nel settore privato. Sebbene questi rappresentino poco più di un quarto degli occupati italiani (27% per la precisione), all’interno dei fondi pensione sono ben oltre il 50% (il numero ufficiale comunicato da Covip è superiore al 70%). La parte restante è costituita per i due terzi da lavoratori autonomi e per un terzo da dipendenti pubblici.</p>
<p>Per tutti gli iscritti la bella notizia è che il disastroso rendimento registrato nel 2008 non si è ripetuto nel 2009. Il rendimento medio fatto registrare dai fondi negoziali è stato pari all’ 8.5%. Come prevedibile le linee garantite hanno ottenuto le performance inferiori (4.6%), ben oltre le aspettative quelle ottenute dalle linee azionarie che hanno sfondato il tetto del 16% (16.1%).</p>
<p>Il guadagno dei fondi aperti è stato, mediamente, dell’ 11.2%. Anche in questo caso la performance peggiore è stata quella del comparto garantito (4.8%), la migliore quella del comparto azionario (17.6%). Decisamente fuori misura (in maniera positiva chiaramente) i risultati ottenuti dai Piani Individuali Pensionistici (i cosiddetti PIP) che hanno fatto registrare un incremento medio di valore superiore al 16% (16.5% il valore definitivo) con le proposte azionarie che hanno raggiunto addirittura il 23.3%. Decisamente in controtendenza la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che si è fermata al 2%.</p>
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