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	<title>Finanza Italiana &#187; Automobili</title>
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	<description>Notizie e commenti sul mondo dei mutui e delle assicurazioni</description>
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		<title>Incentivi auto. Quando la medicina è peggio del male</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:46:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sono incontrovertibili e lasciano assolutamente molto poco spazio ai dubbi, ma di certo permettono di alimentare il dibattito e, coma da italica abitudine, la polemica. Si parla ancora una volta del mercato delle automobili italiane e di come sia stato pompato (e poi inesorabilmente sgonfiato) dagli incentivi statali, dalla domanda di acquisto e dalla sua assoluta assenza al momento in cui gli aiuti di Stato non sono stati rinnovati. Non è una novità e non è una realtà solo della nostra Nazione; se dati in maniera discontinua ed eccessiva, proprio come una qualunque altra sostanza stupefacente, gli incentivi per l’acquisto delle auto non fanno affatto bene al mercato per cui sono pensati, anzi, non fanno altro che causare un’impennata nell’immediato che poi, ad incentivi finiti, si traduce in un crollo verticale nel baratro dello sboom.</p>
<p>Gli incentivi, si è detto, creano dipendenza, ma non solo negli acquirenti potenziali che li aspettano per comprare l’auto, ma anche, e questo è molto più grave, nelle aziende che si siedono sugli allori (peraltro alquanto falsati e quindi discutibili) e nei dirigenti che, invece che creare strategie e pensare a soluzioni innovative ed ingegnose, in realtà vivono nell’attesa che lo Stato risolva la situazione.</p>
<p>Ancora una volta bisogna guardare a Oriente per avere un quadro realistico della situazione. La Repubblica Popolare Cinese, che con un impressionante crescita del 55,7% delle immatricolazioni ad Agosto è il Paese che ha fatto registrare il maggior numero di vendite non è affatto felice e pensa di disincentivare il settore. Perché? Al di la delle motivazioni ecologiste (che in Cina non hanno certo una grande persa) si pensa al grave danno che potrebbe avere la competizione del mercato e il mercato stesso, spinto in alto da una domanda in qualche senso finta e da una conseguente sovra produzione causata proprio dagli incentivi.  E se lo dice il saggio…</p>
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		<title>Sacconi daccordo con Bonanni. Gli operai FIAT partecipino agli utili</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:00:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il meeting di Rimini organizzato dal Movimento di Comunione e Liberazione è, anno dopo anno, una fucina di interventi, affermazioni e discussioni che lasciano dietro a se lunghe scie di dibattiti politici e sociali. Anche il Meeting dell’amicizia (un tempo si chiamava così) del 2010 sembra promettere piuttosto bene in questo senso e fra gli argomenti di cui già si scrive e si parla c’è l’intervento del Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che, riprendendo una proposta fatta dal Segretario Nazionale della CISL Raffaele Bonanni ha dichiarato che è ormai probabilmente giunta l’ora di varare anche in Italia il sistema partecipativo dei lavoratori agli utili delle aziende.</p>
<p>La proposta di Raffaele Bonanni è assolutamente da considerare, secondo il Ministro Sacconi, soprattutto per i casi complicati come quello dello stabilimento FIAT di Pomigliano. Secondo Maurizio Sacconi è bene che il salario dei lavoratori sia in qualche maniera collegato agli utili fatti registrare dall’azienda per cui lavorano spostando il modello delle retribuzioni verso quello ormai universale in economie come quella americana.  Il frutto delle loro fatiche, a detta del Ministro, sarà così più tangibile per i lavoratori che passeranno da una mera dichiarazione di intenti sulla “produttività” al toccare con mano gli effetti di un suo incremento.</p>
<p>Sacconi ha anche ribadito la necessità di transizione da un sistema quasi assistenzialista da parte dello Stato ad uno in cui è la società, fatta anche dai lavoratori, a prendersi carico delle sorti dell’azienda. Più coinvolgimento, quindi, per una più corretta ridistribuzione anche dei frutti del lavoro.</p>
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		<title>Norges Bank entra in FIAT e il titolo del Lingotto guadagna a Piazza Affari</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 08:48:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La seduta della Borsa di ieri ha finalmente dato qualche boccata di ossigeno al titolo FIAT dopo che lo stesso aveva avuto una pesante battuta di arresto sul finire delle contrattazioni dell’inizio di questa settimana a causa dei conti non brillanti che la consociata americana del Lingotto, la statunitense Chrysler, aveva pubblicato. Il titolo del Gruppo Automobilistico guidato da Sergio Marchionne, aveva aperto la sua seduta di contrattazioni a Piazza Affari in maniera piuttosto debole, ma nel corso della giornata ha avuto una decisa sterzata che lo ha portato a guadagnare un segno più davanti all’indice e chiudere la giornata a Piazza Affari con un guadagno di quasi un punto percentuale.</p>
<p>A fine contrattazioni, infatti, il titolo FIAT archivierà la giornata di Borsa con un +0,7% e un valore per azione appena maggiore dei dieci euro: 10,08. A dare nuova linfa al titolo FIAT è stata la notizia diffusa nel corso della giornata che la Norges Bank, Banca Centrale della Norvegia, ha ufficialmente fatto il suo ingresso nel capitale del Gruppo Fiat acquisendo la proprietà del 2,024% delle azioni. Anche se la notizia ha fatto vedere solo ieri i suoi effetti benefici sulla salute del titolo, in realtà l’acquisizione del pacchetto azionario è stato concluso lo scorso 4 Agosto.</p>
<p>Norges Bank, però, non ha limitato i propri acquisti italiani alla partecipazione in FIAT, ma ha ottenuto la proprietà anche di quote societarie di Parmalat, Basicnet, Impreglio, Maire Tecnimont e Atlantia.  Sarà l’euforia che ha scatenatola notizia dello shopping norvegese, ma ieri anche i maltrattati conti Chrysler sono stati rivalutati dagli analisti che hanno ammorbidito i loro primi giudizi sulla salute delle casse della casa automobilistica americana.</p>
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		<title>Senza gli incentivi il mercato dell&#8217;auto crolla. Meno 26%</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 08:02:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Senza il bonus del Governo per l’acquisto di nuove auto il mercato automobilistico italiano è decisamente in sofferenza. A suonare la sirena d’allarme, questa volta, è stato Filippo Pavan Bernacchi, presidente dei concessionari automobilistici italiani. Federauto, infatti, per tramite del suo Presidente ha anticipato quelli che saranno i tragici numeri del consuntivo di Luglio 2010.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza il bonus del Governo per l’acquisto di nuove auto il mercato automobilistico italiano è decisamente in sofferenza. A suonare la sirena d’allarme, questa volta, è stato Filippo Pavan Bernacchi, presidente dei concessionari automobilistici italiani. Federauto, infatti, per tramite del suo Presidente ha anticipato quelli che saranno i tragici numeri del consuntivo di Luglio 2010.</p>
<p>Il comparto automobilistico del nostro Paese metterà agli atti una diminuzione dei volumi pari al 26%. Decisamente un dato preoccupante. Quando era parso ormai certo che il Governo Berlusconi non avrebbe rinnovato quei bonus che da due anni tenevano alto (o forse sarebbe più corretto dire, meno basso) il livello del mercato, in molti avevano sollevato il problema. Il sistema non avrebbe retto. Molti altri, però, avevano precisato che continuare a sostenere la produzione con gli incentivi statali avrebbe creato delle storture viepiù gravi da raddrizzare. Fatto è che i numeri ora parlano chiaro.</p>
<p>Il problema c’è e si sente. Pavan Bernacchi non ha certo usato giri di parole o eufemismi e ha definito la situazione disastrosa. Vista la contingenza economica in cui versano gli italiani (forse il peggio è passato, dicono alcuni economisti, ma certo i bilanci familiari continuano a risentire della crisi economica, anche fosse solo da un punto di vista psicologico), Fedrauto chiama in aiuto il Governo. È necessario che lo Stato intervenga nuovamente a sostegno del settore, vari nuovi incentivi che permettano uno svecchiamento del parco auto italiano, favoriscano la diffusione di veicoli con basso impatto ambientale e, soprattutto, allinei la tassazione italiana delle auto aziendali a quelle del resto d’Europa.</p>
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		<title>La Fiat L0 non sarà prodotta a Mirafiori</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:50:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si era ancora spenta l’eco dell’entusiasmo suscitato dalla notizia del rientro in Italia della produzione della Fiat Panda (che verrà realizzata nell’ormai famosissimo stabilimento di Pomigliano d’Arco), che la FIAT spariglia ancora una volta le carte e annuncia il trasferimento nei suoi stabilimenti serbi di una parte consistente dei fondi precedentemente destinati, secondo il Piano reso noto dall’Amministratore Delegato Sergio Marchionne, a Mirafiori. Sono bastati pochi istanti perché la notizia suscitasse un vero e proprio vespaio e fra i primi ad insorgere, come era prevedibile, c’è stata la Fiom, quella stessa Federazione dei metalmeccanici  che, unica fra i grandi sindacati italiani, non aveva controfirmato la proposta del Gruppo del Lingotto per la sede produttiva di Pomigliano d’Arco.</p>
<p>Giorgio Cremaschi, uno dei volti più noti della Fiom, nel suo giudizio su questa faccenda  è stato tanto lapidario quanto esplicito. “Sergio Marchionne”, ha detto, “ vuole chiudere lo stabilimento di Mirafiori e, in prospettiva, azzerare la sua produzione nel nostro Paese”.  I vertici del Lingotto, probabilmente innervositi dalle estenuanti trattative di Pomigliano, da parte loro si sono lasciati andare a dichiarazioni certamente poco rassicuranti per i lavoratori di Mirafiori. Hanno esplicitamente parlato di “ingovernabilità” degli stabilimenti del nostro Paese e questo è uno dei principali motivi per cui la produzione del modello L0, destinato a mandare in pensione gli attualmente circolanti Fiat Multipla, Fiat Musa e Fiat Idea.</p>
<p>Sergio Marchionne ha cercato di buttare acqua sul fuoco ribadendo l’impegno del Gruppo Fiat per Mirafiori (anche se la mossa serba ha portato via ben  trecento cinquanta milioni di euro prima destinati allo stabilimento piemontese), ma diverse parti politiche chiedono chiarimenti urgenti sulla faccenda e la riapertura di tavoli di Governo e trattative.</p>
<p>Pare che questa estate 2010 continueremo a parlare, e molto, di FIAT.</p>
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		<title>Fitch punisce FIAT con un rating negativo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:05:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra non ci sia pace per il Gruppo Fiat, quando sembrava essersi presa una bella rivincita con il rientro della produzione della Panda a Pomigliano d’Arco (ne abbiamo parlato anche su Finanza Italiana lo scorso 12 luglio) ecco che un’altra notizia negativa oscura il cielo del Lingotto. Fitch, uno dei nomi più autorevoli nel mondo delle agenzie di rating internazionale, ha ri-analizzato i dati dei primi cinque players mondiali del mercato auto motive e ha condannato ancora una volta il Gruppo guidato da Sergio Marchionne a un giudizio negativo. L’outlook del Gruppo Fiat resta, per Fitch, negativo. Nel lungo periodo i rating della casa del Lingotto vengono confermati come BB+, mentre nel breve sono stati classificati come B.</p>
<p>FIAT è l’unica delle cinque big a non aver registrato un miglioramento;  la tedesca Volkswagen e le francesi Renault e Peugeot sono riuscite se non altro a muoversi dal rating di ‘negativo’ a quello di ‘stabile’, mentre probabilmente staranno festeggiando in casa  Daimler; per loro si è passati da un giudizio di rating negativo a quello diametralmente opposto.</p>
<p>Emmanuel Bulle, Senior Director in Fitch con incarico sui grandi gruppi europei, ha messo in evidenza come il sostanziale miglioramento dei rating comunicati (ma non ditelo a Marchionne e ai suoi, sia il riflesso di una situazione finanziaria che, per i produttori del Vecchio Continente, continua ad evolvere verso scenari più positivi e tranquillizzanti. Le vendite globali sembra si stiano riprendendo ad un ritmo più rapido rispetto a quello ipotizzato e anche questo ha contribuito a far rivedere a Fitch le sue aspettative per i redditi chiave dei prossimi ventiquattro mesi.</p>
<p>Sul giudizio riguardo a FIAT ha pesato molto la decisione di scorporo di alcuni rami d’azienda (macchine per costruzioni, camion e macchine agricole) e questo, secondo Fitch, crea instabilità finanziaria nel Gruppo (a cui sono comunque stati riconosciuti dei buoni risultati nel margine operativo 2009 e nella sua migliorata flessibilità finanziaria).</p>
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		<title>La Panda ritorna in Italia. La produzione a Pomigliano d&#8217;Arco</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 08:50:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco i primi effetti dell’accordo raggiunto nelle scorse settimane fra il Gruppo Fiat e i sindacati dei lavoratori metalmeccanici (pur con alcune eccellenti eccezioni, fra tutte il gran rifiuto di CGIL).  La decisione era nell’aria e in molti fra gli occupati e i cassintegrati di Pomigliano d’arco ci speravano.  Nello stabilimento campano ricomincerà la produzione della FIAT Panda. Il 15 Giugno il Gruppo del Lingotto si era impegnato a mettere in atto delle azioni tangibili e, almeno dalle prime mosse, sembra mantenere le sua parola.  FIAT si è esposta per salvare Pomigliano con un investimento notevole; si parla di una cifra attorno ai settecento milioni di euro.</p>
<p>La produzione della FIAT Panda, una delle auto regine del suo mercato di riferimento, torna in Italia dopo che per tanti anni era stata prodotta negli stabilimenti polacchi del Gruppo del lingotto. La FIOM CGIL, come detto prima unica sigla sindacale a non aver firmato e strenua oppositrice delle proposte fatte dalla FIAT,  per adesso incassa il colpo e si trincera dietro a un diplomatico NO COMMENT.  La grande importanza di questo provvedimento è stata messa in evidenza anche dal fatto che l’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha preso carta e penna e ha scritto personalmente ai dipendenti di Pomigliano d’Arco.</p>
<p>Eppure questo volgere della situazione non era affatto scontato visto l’esito tutt’altro che plebiscitario del referendum proposto fra i lavoratori per giudicare le proposte fatte dal Gruppo guidato da Sergio Machionne, il quale, almeno per adesso, incassa un bel risultato. Ma, per dirla in termini sportivi, la partita è ancora lunga e non va abbassata la guardia.  Non possiamo però che rallegrarci per il rientro in Italia di una produzione importante come quella di Panda e, soprattutto, per i tanti che da oggi a Pomigliano d’Arco hanno una speranza in più.</p>
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		<title>A Pomigliano d&#8217;arco vince il SI, ma i contrari all&#8217;accordo sono oltre un terzo dei lavoratori.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 08:58:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi non potrebbe essere altrimenti. Il Post quotidiano di Finanza Italiana è dedicato alle vicende di Pomigliano d’arco, al discusso ma importante referendum con cui ai lavoratori è stato chiesto di esprimere la loro opinione riguardo al Piano Industriale proposto dalla FIAT per il futuro dello stabilimento e, in ultima sintesi, a chi in quello stabilimento ci lavora e spera di continuare a farlo.</p>
<p>Ieri è stato il giorno del voto.  Per esercitare il quale si sono presentati, nonostante alcuni tentativi di ostruzionismo messi in atto al mattino, la quasi totalità dei dipendenti. Alla fine della giornata l’affluenza ha raggiunto il 95%, ma la vittoria dei SI, che già dalla vigilia sembrava assolutamente scontata, è stata decisamente meno ampia di quanto molti, e Marchionne in primis, si aspettavano ed auspicavano. I contrari alle proposte del Gruppo FIAT sono stati oltre un terzo dei lavoratori di Pomigliano d’arco (36% il dato ufficiale) ed è certo che faranno sentire il loro peso in futuro, non appena ci si siederà al tavolo per definire i prossimi passi della trattativa. Chi si è opposto al Piano FIAT sostiene che in esso vengano lesi alcuni diritti fondamentali ed irrinunciabili dei lavoratori.</p>
<p>Nonostante la maggior parte dei sindacati abbia affermato di essere soddisfatta del risultato, la Fiom, che già dalla vigilia era ostile all’accordo, ha già dichiarato che non firmerà comunque il documento anche se è aperta alla possibilità di riprendere le trattative con l’azienda. Il Segretario della CISL Raffaele Bonanni ha detto che a vincere sia stato il buonsenso, a noi sembra che per adesso abbia segnato un punto, ma la partita è ben lontana dall’essere finita.</p>
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		<title>Domani incontro decisivo per lo stabilimento FIAT di Pomigliano d&#8217;Arco</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 09:30:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincia a salire la tensione per l’incontro che si svolgerà domani nella capitale e che segnerà in maniera, si spera definitiva, le sorti dello stabilimento FIAT di Pomigliano d’Arco i cui dipendenti vivono ormai da troppo tempo nell’incertezza del proprio futuro.  L’incontro romano previsto per domani dovrebbe, salvo imprevisti, essere l’unico e ultimo per trovare un accordo fra il Gruppo Fiat e i Sindacati attraverso la mediazione del Governo. L’incertezza riguardo alle sorti dell’incontro riguardano soprattutto le posizioni e gli atteggiamenti che assumeranno Fiom e le altre sigle sindacali dei metalmeccanici.</p>
<p>Il Ministro Sacconi si è già espresso ieri in maniera chiara richiamando alla responsabilità tutti i partecipanti al tavolo ella trattativa e, in caso di forti e difficilmente sanabili dissidi, lo stesso Silvio Berlusconi, nella sua funzione  di Ministro ad  interim dello Sviluppo Economico, è pronto ad intervenire in prima persona per il raggiungimento dell’accordo.</p>
<p>Sacconi, ha detto, ha a cuore la salvaguardia degli investimenti annunciati da Fiat, ma anche il giusto rispetto delle necessità di qualità del proprio lavoro espresse dai dipendenti di Pomigliano d’Arco e, non ultima, la competitività dell’impresa, anch’essa da tutelare opportunamente.</p>
<p>Dal canto loro Fiom e Cgil, per voce dei rispettivi vertici Maurizio Landini e Guglielmo Epifani, hanno avanzato palesemente il dubbio che l’unica non interessata realmente alla trattativa sia proprio FIAT che, hanno sostenuto, cercherebbe attraverso il caso di Pomigliano, solo il capro espiatorio per tutelare investimenti diversi e, a giudizio del Lingotto, più importanti.</p>
<p>Ha provato a buttare acqua sul fuoco Sebastiano Garofalo, Direttore dello stabilimento, che ha scritto a tutti gli oltre cinquemila dipendenti richiamandoli all’attenzione sulla possibilità che il Gruppo offre loro; quella di continuare a lavorare.</p>
<p>Domani, si spera, l’incontro scioglierà diversi dubbi e ridarà un po’ di serenità e certezza alle tante famiglie che dipendono da Pomigliano d’arco. Glielo auguriamo di cuore.</p>
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		<title>Arrivano nuovi parametri per scoprire gli evasori</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 12:29:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro Giulio Tremonti aveva annunciato ieri a margine dell’Ecofin tenutosi a Bruxelles che erano in arrivo provvedimenti volti a rendere sempre più difficile la vita degli evasori fiscali, grandi e piccoli. E oggi già si parla del primo passo compiuto dal Fisco Italiano in questa direzione. Il cosiddetto “redditometro”, l’insieme cioè dei consumi e delle spese che vengono monitorate come indicatori del reddito effettivo (non sempre corrispondente a quello dichiarato sul 730) cambia i suoi parametri e gli oggetti o i servizi che monitora.</p>
<p>Un tempo, ad esempio, facevano parte di questo curioso paniere le roulotte che oggi lasciano il posto alle minicar. Oltre alle piccole, esclusive e costosissime macchinine da città, entrano a far parte del redditometro le iscrizioni a istituti scolastici d’elite, i viaggi in crociera o in safari, ma comunque verso mete esotiche e, appunto, costose. La maggiore novità è che da ora in poi il redditometro non considererà il consumo in quanto tale, ma lo collocherà anche all’interno dell’area geografica in cui viene fruito.</p>
<p>È esperienza di tutti, ad esempio, che abbia un costo ben diverso vivere in affitto in una grande città come può essere Roma, Milano o Firenze o farlo in un piccolo paese di provincia. Anche la composizione del nucleo familiare sarà preso in considerazione e entrerà a far parte dei parametri di calcolo del redditometro.</p>
<p>Il provvedimento è stato accolto con grande soddisfazione e si spera possa arginare il fenomeno, oggettivamente fastidioso per chi paga le tasse, di coloro che viaggiano su automobili di valore più che doppio rispetto al reddito che dichiarano.</p>
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