G7: debito pubblico e crisi economica. Ci devono pensare anche le Banche
Il debito pubblico europeo non può essere accollato al G7, ma deve essere gestito dall’Unione Europea e le banche devono farsi carico di almeno una parte di costi derivanti dalla crisi economica.
E’ questa, nella sostanza, la conclusione a cui si è giunti nel corso dell’incontro fra i 7 grandi dell’economia mondiale che si è svolto nei giorni scorsi in Canada nella città di Iqaluit. Jim Flaherty, ministro canadese delle Finanze, ha dichiarato, al termine dei lavori a cui hanno partecipato anche i governatori di tutte le banche centrali dei sette Paesi coinvolti, che il G7 continuerà ad impegnarsi nel sostenere, in questa fase di ripresa, l’economia mondiale finalmente in via di uscita dalla recessione in cui si è trovata negli ultimi anni.
La buona notizia è che questa ripresa sembra essere più veloce del previsto, ma è necessario continuare a stimolarla e non sedersi sui (per adesso pochi) allori. I 7 ministri hanno anche precisato che le Banche devono farsi carico della condivisione dei costi derivanti dalla crisi e riguardo al debito pubblico, oltre ai timori per quello importante ormai accumulato da Spagna, Portogallo e Grecia, si è anche preso un provvedimento importante: Il debito di Haiti sarà abolito.
Il ministro Flaherty ha anche tenuto a precisare che la competenza sul debito pubblico è dell’Unione Europea e non del G7. Gli Istituti di Credito e Finanziari, insomma, devono intervenire, ma su come lo debbano fare ancora non è stata fatta chiarezza. A questo punto non resta che aspettare e vedere come le Banche recepiranno le indicazioni dei 7 ministri finanziari.
Fondi pensione. Covip: iscritti in crescita del 4.7%. TFR fermo al 2%
Ormai il numero degli iscritti ai fondi pensione ha superato, secondo le dichiarazioni della Commissione governativa di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip) la quota di cinque milioni. Sebbene in maniera minore rispetto all’anno precedente, anche il 2009 si è chiuso per le iscrizioni ai fondi col segno positivo che si sono assestate su di un incremento del 4.7%. A costituire la porzione maggiore di questo gruppo sono i lavoratori dipendenti impiegati nel settore privato. Sebbene questi rappresentino poco più di un quarto degli occupati italiani (27% per la precisione), all’interno dei fondi pensione sono ben oltre il 50% (il numero ufficiale comunicato da Covip è superiore al 70%). La parte restante è costituita per i due terzi da lavoratori autonomi e per un terzo da dipendenti pubblici.
Per tutti gli iscritti la bella notizia è che il disastroso rendimento registrato nel 2008 non si è ripetuto nel 2009. Il rendimento medio fatto registrare dai fondi negoziali è stato pari all’ 8.5%. Come prevedibile le linee garantite hanno ottenuto le performance inferiori (4.6%), ben oltre le aspettative quelle ottenute dalle linee azionarie che hanno sfondato il tetto del 16% (16.1%).
Il guadagno dei fondi aperti è stato, mediamente, dell’ 11.2%. Anche in questo caso la performance peggiore è stata quella del comparto garantito (4.8%), la migliore quella del comparto azionario (17.6%). Decisamente fuori misura (in maniera positiva chiaramente) i risultati ottenuti dai Piani Individuali Pensionistici (i cosiddetti PIP) che hanno fatto registrare un incremento medio di valore superiore al 16% (16.5% il valore definitivo) con le proposte azionarie che hanno raggiunto addirittura il 23.3%. Decisamente in controtendenza la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che si è fermata al 2%.
L’Abi chiarisce i criteri sulle sospensioni dei mutui
Quando nei mesi scorsi è stata annunciata la possibilità di sospensione delle rate dei mutui, molte famiglie hanno fatto, letteralmente, i salti di gioia. Il Piano Famiglie del Governo è apparso come una mano santa in un periodo di crisi economica importante come quello che, almeno così tanti sperano, sta per concludersi.
I nodi però sono giunti al pettine nel momento di capire chi avesse realmente diritto alla sospensione delle rate del mutuo e, soprattutto, come si dovesse fare per ottenere questa sospensione. E’ di questi giorni la notizia che ABI (Associazione Bancaria Italiana) ha diffuso indicazioni più chiare e complete dando istruzioni sulle modalità corrette di applicazione delle sospensioni e i criteri di eleggibilità per ottenerle.
L’ABI non solo ha invitato a tutti gli Istituti di credito una circolare che raccoglie risposte precise e circostanziate sui principali dubbi espressi dai clienti, ma ha reso il documento disponibile a chiunque anche sul proprio sito internet (www.abi.it). Nella circolare si esplicitano le principali modalità operative legate alla moratoria. Nello specifico, nel documento sono contenute 21 domande con relative risposte che coprono uno spettro di argomenti piuttosto ampio. Si va dalle agevolazioni e alla loro applicabilità e modalità di azione (ad esempio si possono sospendere solo le quote interessi o l’intera rata?), al tetto sul reddito imponibile, la mora applicabile, il blocco dei pagamenti e anche la determinazione dei 180 giorni che lo fanno scattare.
Nonostante il buon lavoro fatto dall’Associazione Bancaria Italiana, qualche dubbio resta sulla cartolarizzazione dei mutui (il punto numero 7 della circolare). Nella risposta dedicata a questo argomento il linguaggio criptico non permette in realtà di capire se le Banche possano o meno rifiutarsi di applicare anche a prodotti diversi questo strumento. L’ABI ha già annunciato una nuova circolare per chiarire questo e altri quesiti.
Un’ultima nota importante è quella relativa al fatto che gli stessi utenti possono porre dei quesiti all’ABI che risponderà con le prossime circolari.
Quando l’Iphone fa finanza
Già ieri abbiamo parlato di come le nuove tecnologie di mobilità stiano lentamente (ma nemmeno troppo) rivoluzionando il mondo della finanza e dando addirittura vita a un sotto settore. Quello della Mobile finance.
La testa d’ariete di questa piccola grande rivoluzione è senza dubbio l’iPhone che con il suo “vice” e predecessore, il BlackBerry, ha portato oltre il 30% degli istituti di credito a dotarsi di piattaforme e software dedicati. Alcuni si sono spinti addirittura oltre e cercano di presentarsi come veri e propri carrier telefonici. E’ il caso di Poste Italiane con la sua divisione PosteMobile e della Nòverca creata dall’istituto Intesa San Paolo.
Per quale motivo tutto questo interesse da parte delle banche e degli Istituti di credito? Semplicemente perché cambiano i tempi e il PC, che senza dubbio ha creato una rivoluzione tramite l’ingresso sempre più prepotente dell’home banking, ha comunque il limite di essere in qualche modo “fisso” e sfruttato soprattutto dall’ufficio quando l’utente è ovviante impegnato anche dal proprio lavoro.
Il mobile, invece, permette, soprattutto da che le grandi metropolitane sono coperte dalla rete telefonica mobile, di sfruttare anche i tempi di spostamento e il conto corrente del cliente può quindi essere gestito con più comodità, senza l’obbligo di recarsi personalmente in filiale e dando, cosa non trascurabile, l’immagine di un’azienda all’avanguardia.
E’ palese come poter operare in qualunque momento su un conto titoli, vendere e acquistare azioni o obbligazioni anche se non si è davanti a un PC, sia fondamentale e questo rende evidente il perché del successo del mobile Finance. Noi continueremo a parlarne
Quando l’Iphone fa finanza
Già ieri abbiamo parlato di come le nuove tecnologie di mobilità stiano lentamente (ma nemmeno troppo) rivoluzionando il mondo della finanza e dando addirittura vita a un sotto settore. Quello della Mobile finance.
La testa d’ariete di questa piccola grande rivoluzione è senza dubbio l’iPhone che con il suo “vice” e predecessore, il BlackBerry, ha portato oltre il 30% degli istituti di credito a dotarsi di piattaforme e software dedicati. Alcuni si sono spinti addirittura oltre e cercano di presentarsi come veri e propri carrier telefonici. E’ il caso di Poste Italiane con la sua divisione PosteMobile e della Nòverca creata dall’istituto Intesa San Paolo.
Per quale motivo tutto questo interesse da parte delle banche e degli Istituti di credito? Semplicemente perché cambiano i tempi e il PC, che senza dubbio ha creato una rivoluzione tramite l’ingresso sempre più prepotente dell’home banking, ha comunque il limite di essere in qualche modo “fisso” e sfruttato soprattutto dall’ufficio quando l’utente è ovviante impegnato anche dal proprio lavoro.
Il mobile, invece, permette, soprattutto da che le grandi metropolitane sono coperte dalla rete telefonica mobile, di sfruttare anche i tempi di spostamento e il conto corrente del cliente può quindi essere gestito con più comodità, senza l’obbligo di recarsi personalmente in filiale e dando, cosa non trascurabile, l’immagine di un’azienda all’avanguardia.
E’palese come poter operare in qualunque momento su un conto titoli, vendere e acquistare azioni o obbligazioni anche se non si è davanti a un PC sia fondamentale e questo rende evidente il perché del successo del mobile Finance. Noi continueremo a parlarne
L’affascinante mondo del mobile finance
Tutti gli istituti di credito sembrano aver abbracciato le nuove tecnologie mobile e sono sempre di più le banche che si servono di prodotti dedicati al mobile per servire i loro clienti e dialogare con essi. Il primo e più diffuso dei sistemi è quello di messaggistica SMS. La quasi totalità delle banche lo usa più che altro come alert informativo per avvertire il cliente dei movimenti sul suo conto o sulle autorizzazioni richieste e concesse sulla sua carta di credito o prepagata. Un minor successo hanno riscosso o stanno riscuotendo tutte le tecnologie WAP per la navigazione in Internet da mobile. Queste implicano che le banche abbiano creato dei siti ad hoc ottimizzati per la navigazione tramite telefono cellulare. Solo poco più della metà dagli Istituti di credito, quindi, se ne è dotata e, ammettiamolo, anche lato utente non sono diffusissimi e sfruttatissimi questi software di mobile finance. Un capitolo a parte, di deciso ed indiscusso successo, merita l’ormai onnipresente iPhone che, assieme al BlackBerry e ad altri device (Android ad esempio), sta stimolando la creazione di applicazioni sempre più sofisticate e utilizzate. A differenza del PC, infatti, l’iPhone è molto sfruttato anche in contesti di “tempi morti” come i tragitti sui mezzi pubblici e un numero sempre crescente di aziende del credito si sta strutturando (o già si è strutturata) per fare in modo che quelli diventino invece tempi di contatto con il cliente. L’argomento, come avrete intuito, è complesso e interessante. E noi torneremo a parlarne.
Cresce la raccolta di Assoreti
Grazie allo scudo fiscale recentemente varato dal Governo, Assoreti, l’associazione che riunisce le reti dei promotori finanziari italiani, ha fatto registrare i livelli più alti di flussi in entrata degli ultimi dieci anni. Era dal 2000, infatti, che non si aveva una raccolta di questa entità. E’ stato di quasi cinque miliardi l’importo che, nel solo dicembre scorso, ha raggiunto la raccolta netta. Oltre al già citato scudo fiscale, anche i mercati, con la loro ripresa, hanno sicuramente aiutato a raggiungere questo risultato incredibile. L’attività è aumentata del 55% in confronto al mese precedente. Nel novembre 2009, infatti, la raccolta si era fermata a 3,2 miliardi. Anche il comprato del risparmio gestito ha fatto la sua parte e ha apportato introiti per ben 3,8 miliardi. Un contributo decisamente importante. Grazie alla notevole liquidità, anche l’amministrato ha fatto registrare valori positivi e l’anno appena trascorso si è chiuso con una raccolta che, nel complesso e solo al netto, è arrivata a una ragguardevole cifra: poco meno di diciotto miliardi di euro. Di questi, quasi i due terzi (12,3) sono imputabili al gestito; il restante terzo (5,5) all’amministrato. Questa è la sostanze delle comunicazioni ufficiali fatte dall’Associazione nazionale delle Reti (Assoreti).
I promotori finanziari, quindi, hanno da essere felici. Se si considera la sola distribuzione diretta delle quote relative ai fondi comuni di investimento, la raccolta netta positiva registrata è stata pari a quasi 2,4 miliardi di euro. La parte del leone (o meglio quella dell’unico protagonista effettivo), l’hanno fatta i fondi di diritto estero che hanno contato per 2,3 miliardi. Le briciole della torta, pari comunque a 110 milioni di euro, sono state rappresentate dai fondi di fondi. Decisamente non brillante la performance degli Organismi italiani di investimento collettivo del risparmio, o OICR, che hanno effettuato una raccolta di soli 10 milioni di euro e quella dei fondi speculativi che si sono fermati ad una raccolta di appena 2 milioni di euro.
I prodotti previdenziali e assicurativi hanno visto confluire in totale delle risorse nette per un valore di poco superiore al miliardo di euro (1,1) e la raccolta di Unit linked è stata pari a seicento ottantatre milioni di euro.
Nel complesso, il contributo che le reti hanno dato al sistema dei fondi, sia con la distribuzione indiretta che con quella diretta delle quote, nel mese di dicembre si è fermata sui 3,2 miliardi di euro. Quella che, nel complesso, è stata registrata dal resto del sistema dei fondi, è stata pari ad appena la metà: 1,6 miliardi.
In tutto il 2009, le risorse complessive arrivate ai fondi grazie all’attività dei promotori finanziari sono state pari a 10,8 miliardi di euro.
