Asta Bot semestrali: tutti collocati
Erano in tanti ad aspettare che oggi. finalmente, arrivasse una buona notizia dal settore finanziario, la quale, forse, ora che è giunta tanto buona non è. L’asta dei Bot semestrali, che prevedeva un’offerta complessiva di ben otto miliardi di euro, è stata un vero e proprio successo e tutti i titoli di stato sono stati collocati in tempi piuttosto brevi. Il ministero del Tesoro è stato in grado di convincere ancora una volta gli investitori italiani e stranieri, riuscendo a ottenere in tutto undici miliardi di euro dalla collocazione dei titoli messi in asta.
Va comunque evidenziato che nell’asta che si era svolta lo scorso 28 dicembre, il rendimento dei Buoni Ordinari del Tesoro a sei mesi allora passati di mano, era stato pari al 3,25%; in questo caso il rendimento è diminuito attestandosi comunque su un buon 1,96%. In tanti fanno notare che questo è il livello più basso mai raggiunto dallo scorso giugno quando il rendimento dei Bot oggetto di quell’asta garantirono un rendimento del 1,98%.
Quanto ai buoni ordinari del tosoro annuali, il loro rendimento è stato olto superiore al 2% e l’asta si è conclusa con una rivalutazione di questo tipo di titoli pari al 2,214%. Gli undici miliardi dell’offerta erano composti per la maggior parte dai titoli semestrali (otto miliardi il loro valore) e per la minore da quelli a dodici mesi (tre miliardi).
Le richieste formulate in fase di asta sono state equivalenti a 10,679 miliardi di euro realtivamente ai titoli semestrali e a 5,462 miliardi di euro per i Bot annuali.
Anche Twitter si piega alle leggi
Da diversi anni si discute sul fatto che la libertà di azione e di pensiero che garantisce Internet possa o debba in qualche modo essere controllata. Senza dubbio in alcuni casi il Web si è dimostrato un’arma efficacissima per diffondere voci e pensieri di chi viveva in stati assoggettati ad un regime totalitario o repressivo e le rivolte avvenute negli scorsi mesi in Egitto sono solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.
Ma cosa accade se si “esagera” e se attraverso il web viene leso il diritto di altri? Se la loro privacy viene violata rendendola pubblica? Anche da un punto di vista legale questo fenomeno sta causando sempre più problemi e qualche tempo fa Immobilaire.it e la Polizia Postale e delle Comunicazioni diffusero dati interessanti su quante fossero le molestie che avvenivano in questo modo; c’è chi, ad esempio, pubblica i dati personali dell’ex coniuge e un annuncio, chiaramente finto, della vendita della sua casa.
E’ di questi giorni la notizia che anche il Social Network più di moda in questo momento, Twitter, ha deciso di collaborare con le forze dell’ordine e di imporre una sorta di censura (parola che se scritta sul web provoca un’immediata levata di scudi) e applicare una moderazione forzata ai tweet che verranno pubblicati, soprattutto in alcuni stati.
Non deve sorprendere in realtà che Twitter sia costretta a seguire questo metodo dato che, come tutte le multinazionali del mondo, ha necessità, per continuare a crescee e ad entrare in alcuni mercati, di adattarsi alle regole di qeugli stati, anche se sono molto più restrittive di quelle che il popolo del cinguettio vorrebbe.
Insomma, con buona pace degli uccellini azzurri che popolano le pagine virtuali del sitoe che hanno già annunciato uno sciopero virtuale per il 28 Gennaio, anche per Twitter…business is business.
Poveri ma belli: ogni mese un migliaio di richieste di prestiti per trattamenti estetici
Quando è in gioco l’estetica gli italiani non vogliono badare a spese: secondo il broker online Prestiti.it sono oltre mille gli italiani che, ogni mese, cercano un finanziamento per potersi permettere dei trattamenti estetici, da sedute di epilazione definitiva ad interventi di chirurgia estetica.
Sfruttando la possibilità di rateizzare i pagamenti, ricorrendo quindi ad un prestito personale, le persone che scelgono di sottoporsi a questo tipo di trattamenti sono sempre di più. Nel dettaglio dell’analisi del comparatore, però, si leggono elementi interessanti. Primo tra tutti il fatto che a richiedere questo tipo di finanziamento sono più gli uomini delle donne: il 56% delle domande di prestito, infatti, proviene da uomini, mentre la richiesta del gentil sesso si ferma al 44%. Il dato va però contestualizzato, ricordando come gli uomini siano molto più avvezzi delle donne al ricorso al credito al consumo: solitamente il campione femminile non raggiunge mai il 25% delle richieste di finanziamento. Altro dato interessante è l’età media risultante al momento della richiesta di questi prestiti: è proprio allo scoccare dei 40 anni che si opta, mediamente, per il “ritocchino”. L’elevata cifra media richiesta (9.200 euro, da restituire in 59 mesi), infine, è sintomatica di come l’obiettivo siano gli interventi di chirurgia estetica (come mastoplastica, rinoplastica o trapianti di capelli), piuttosto che sedute di epilazione definitiva o trattamenti “light”.
Per quanto riguarda l’identikit di chi richiede un prestito per trattamenti estetici, è interessante notare che, sebbene la maggioranza delle richieste provenga da dipendenti privati o pubblici, e da liberi professionisti, tante sono le richieste di disoccupati, pensionati e casalinghe: insieme, le tre categorie rappresentano il 15% del campione.
Istat presenta il rapporto sull’industria “Noi Italia”
Il presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica ha presentato oggi il rapporto Noi Italia nell’edizione di quest’anno, da quest’indagine emerge un’immagine del nostro Paese come una realtà dove le aziende hanno una media di quattro addetti, il che ci pone, insieme al Portogallo, al penultimo gradino della classifica dell’Europa, estesa ai 27, nel dettaglio la grandezze media delle aziende è anche più bassa se si prende in considerazione solo la realtà dell’Italia del Sud.
Enrico Giovannini ha comunque sottolineato che la propensione all’imprenditoriale è molto alta in tutte le aree geografiche del Paese, ed i risultati medi sono molto più alti di quelli della media delle nazioni europee. Il rapporto analizza inoltre il turnover lordo delle aziende che in Italia è quasi del quindici per cento, 14,9 per cento per l’esattezza, questo dato assegna un’unità di misura e di valutazione della dinamicità del nostro sistema dell’economia.
Il rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica presenta risultati molto differenti tra regione e regione, complessivamente ritroviamo una più alta instabilità nelle regioni meridionali, mentre in quelle dell’Italia del Nord-Est abbiamo un risultato più basso del rapporto tra le nascite e le chiusure delle aziende. Infine vediamo come le strutture aziendali siano nettamente differenti a livello regionale: nel sud si ha una prevalenza delle piccole imprese, sia nel comparto industriale che in quello dei servizi, nella parte occidentale dell’Italia del Nord dominano le grandi imprese, mentre nel Nord Est si focalizzano soprattutto le piccole imprese del comparto industriale e nell’Italia centrale troviamo soprattutto realtà grandi nel settore dei servizi.
Per gli italiani diminuiranno i prezzi delle case
L’indice di Fiducia dei Consumatori che Immobiliare.it stila trimestralmente, analizzando un campione di più di cinquemila utenti del sito e quindi coinvolti nella ricerca della casa avendo nell’ultimo trimestre pubblicato annunci di vendita o fatto ricerche per acquisto o affitto, mostra come nell’ultimo periodo dello scorso anno sia rimasta ferma la percentuale di quanti nostri connazionali ritengono che questo sia un momento positivo per acquistare un’abitazione: restano infatti il quaranta cinque per cento che è lo stesso risultato registrato nel mese di ottobre. Osservando questo risultato sembra che questo aspetto non sa stato toccato né dal protrarsi delle difficoltà economiche né dalle nuove manovre finanziarie del Governo.
Cresce invece la percentuale di italiani che pensano che sia maggiormente conveniente spostare fino al prossimo anno la realizzazione di investimenti nel settore immobiliare; rimane ferma al venti per cento il dato su quanti non pensano che questo sia un momento opportuno per gli acquisti immobiliari; aumenta di cinque punti percentuali, passando dal 66% al 71%, il dato su quanti italiani non credono che questo sia un momento positivo per vendere gli immobili e diminuisce anche la percentuale di coloro che credono che la situazione del mercato immobiliare possa migliorare nei prossimi dodici mesi.
Immobiliare.it con il suo indice trimestrale ha voluto anche prendere in considerazione il sentiment dei nostri connazionali interessati a comprare o vendere casa rispetto ai prezzi del mercato: ha avuto una crescita di dieci punti la percentuale di coloro che pensano che i prezzi siano destinati a scendere, passa dal 32% al 29% il dato su quanti pensano che resteranno stabili.
Mercato auto: difficile per tutti, ancor di più per auto Gpl
Come era stato ampiamente la chiusura del mercato automobilistico europeo ha visto una chiusura dell’anno appena passato che ha segnato un calo del meno 1,4 per cento; sebbene nel mese di dicembre la situazione sia stata ancor più brutta, incrementando il calo fino a quasi meno sei per cento, 5,88 per cento per l’esattezza, che sembra voler avvisare sul fatto che il prossimo anno non sarà per nulla facile per il mercato dell’auto. Pesantissima la situazione per la casa automobilistica torinese che nel mese appena concluso ha registrato un calo addirittura del meno 15,6 per cento, la quota di mercato appartenente all’azienda del Lingotto è del 6,2 per cento, mentre nello stesso mese dell’anno prima era al 6,9 per cento e nel mese di novembre era al 6,3 per cento. Complessivamente nell’anno appena terminato Fiat ha perduto il dodici per cento, e la quota di mercato tocca ora il sette per cento mentre nell’anno prima era al 7,8 per cento. Unico elemento consolatorio riguarda alcuni modelli di auto, come ad esempio la Punto che al termine dell’anno è nei primi dieci modelli di auto maggiormente vendute nel segmento B del 2011 e Panda è in assoluto la vettura maggiormente venduta della propria categoria, al secondo posto in questo stesso segmento troviamo la Fiat 500. Se la crisi ha toccato il mercato delle auto alcune parti in particolare ne hanno risentito in maniera molto più forte: le auto a gas e Gpl hanno subito davvero un colpo pesantissimo: secondo le informazioni dell’UNRAE, nel 2011 le vendite di auto a Gpl hanno subito un crollo del meno 80%, quelle a metano hanno registrato un meno 42%.
Costa Concordia: la tragedia si riflette anche sull’economia di Carnival
La drammatica tragedia avvenuta di fronte all’Isola del Giglio, nel Mar Tirreno, pochi giorni fa con l’affondamento della nave Concordia ha avuto il suo ovvio ed inevitabile strascico anche dal punto di vista finanziario: infatti Carnival, la società che detiene la proprietà di Costa Crociere è che ha sede in Florida ed è quotata sia a Wall Street che alla Borsa londinese, ha avuto un vero e proprio crollo dopo aver comunicato che quanto accaduto avrà un costo per la società tra gli ottanta cinque ed i novanta cinque milioni di dollari; a Londra la perdita è stata di meno 23 per cento.
Carnival Crociere anticipa che in questo momento non sono quantificabili gli altri costi che saranno determinati dalla tragedia dell’Isola del Giglio, che ha provocato la morte di almeno sei vittime; inoltre bisogna considerare che ovviamente la Costa Concordia non sarà utilizzabile per un periodo lungo ma che non ancora non è possibile quantificare con precisione; inoltre bisogna considerare le numerose possibili disdette e mancate prenotazioni, considerando che ci troviamo proprio al principio della stagione delle prenotazioni dei viaggi in crociera. Bisogna inoltre considerare il costo per evitare possibili disastri ambientali ed anche il fatto che non esiste alcuna copertura assicurativa che copra i danni dei mancati introiti per le crociere che non verranno prenotate sulla Costa Concordia. Le previsioni stimano che l’utile per ogni azione del gruppo Carnival si ridurrà del dodici per cento per l’esercizio che andrà a terminare entro la fine del prossimo mese di novembre.
Tasso misto poco diffuso in Italia
Il valore di un mutuo a tasso misto in questo momento risiede nelle notevole flessibilità che questa tipologia di mutuo presenta in confronto ai più utilizzati tasso fisso e tasso variabile, ma nonostante questo viene scelto solo da una percentuale bassissima dei nostri connazionali: secondo un’indagine condotta da Mutui.it soltanto il due per cento degli italiani opta per questa modalità. Indubbiamente non è così diffusa la conoscenza di questo prodotto che però si presenta come maggiormente adatto ad un mercato economico caratterizzato da una fortissima incertezza come quello attuale. Il comparatore di mutui ha preso in considerazione più di quattrocento mila preventivi che sono stati compilati nell’ultimo periodo sul sito che riportano un risultato che denota una scarsa conoscenza di questo strumento.
Acquistare un’abitazione in questo momento, in cui lo spread delle banche è andato oltre al quattro per cento e i tassi della Banca Centrale Europea sono bassi, è davvero una situazione difficile e proprio per questi motivi e quindi optare per la decisione del tasso che va applicato per calcolare l’ammontare delle rate diventa centrale.
Mutui.it ha mostrato attraverso la sua ricerca che chi decide per il tasso misto ha mediamente trentotto anni al momento in cui fa domanda del mutuo, lo richiede con una durata media di venticinque anni ed il finanziamento medio richiesto è di cento quaranta sette mila euro che corrispondono ad oltra il sessanta per cento del valore della casa che verrà poi ipotecata; questo loan to value è abbastanza basso se confrontato con le altre tipologie di mutuo
Il Governo Monti e le liberalizzazioni
Le liberalizzazioni che il Governo del Professor Monti sta per decretare, si tratta ancora di una bozza perché fonti ufficiali negano l’esistenza di un testo definitivo, riguardano ventotto articoli e pare che tra una settimana potrebbero già essere trasformate in decreto in via definitiva. Una delle prime norme riguarda il commercio e la possibilità di effettuare saldi liberamente per tutto l’anno da parte di ogni esercizio commerciale di ogni settore merceologico, decidendo il periodo dell’anno e la durata dei saldi, senza alcun vincolo di comunicazione, come accade fino ad oggi, all’amministrazione.
Vengono eliminate in maniera definitiva le tariffe professionali, potrebbero non poterci più contare sia architetti che avvocati, questi tipi di professionisti verranno obbligati ad indicare la tipologia di assicurazione che hanno stipulato per danni che eventualmente possono essere arrecati alla clientela. Inoltre è stabilito che gli anni di praticantato possano essere svelti nel biennio di studi all’università.
Altro importante intervento di liberalizzazioni del governo di Mario Monti riguarda le possibilità di aumentare la capillarità sul territorio delle farmacie; è stato stabilito che il rapporto tra la quantità di farmacie e il numero di abitanti dovrebbe essere quello di una farmacia ogni tre mila abitanti, il quorum stabilito sembra nascere da un compresso tra le richieste di Federfarma e quelle delle associazioni delle parafarmacie. Un altro importante capitolo concerne i trasporti e la possibilità, una volta che verrà esaminata la concorrenza e le necessità di una zona in un dato periodo, di accrescere il numero delle licenze dei taxi disposizione.
Marchionne: unione Fiat e Chrysler non prima del 2015
L’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, afferma che l’unione completa tra le casa automobilistica torinese e quella americana non avverrà prima del prossimo triennio e quindi sarà completata verso il 2015. Il tempo che intercorrerà è indispensabile perché si formi un successore che possa prendere le redini del colosso del mercato dell’auto e affinché possano essere completate le operazione per collocare in Borsa il gigante automobilistico americano, queste sono le dichiarazioni rilasciate da Marchionne al Detroit Free Press, che ha aggiunto invece in un’intervista la Wall Street Journal che la prossima sede delle aziende potrebbe essere sia a Torino che ad Auburn Hill ma anche l’America del Sud appare un’alternativa possibile per ospitare il quartier generale.
L’amministratore delegato del Lingotto ha confermato durante l’intervista che i tempi di ripresa di Chrysler sono stati addirittura più rapidi delle sue stesse attese, infatti l’azienda di Detroit nello scorso anno ha incrementato le proprie vendite del ventisei per cento, e l’utile, che verrà comunicato a breve, sembra che si aggiri intorno ai seicento milioni di dollari, il migliore dai primi sei mesi del 2005; proprio in virtù di questi importantissimi risultati il quotidiano di Detroit ha assegnato a Sergio Marchionne il proprio premio per le capacità di leadership manageriali. Da considerare però nella storia americana del gruppo del Lingotto anche un fallimento: la piccola regina di casa Fiat, la 500, non ha ottenuto lo sperato successo nel mercato degli Usa dove al posto della previsione di 50.000 auto ne sono state in realtà immesse sul mercato poco più della metà.
