Occhi puntati sull’IMU e intanto l’IVA sta sale
Nelle ultime settimane, o meglio mesi, sono stati versati fiumi di inchiostro sull’IMU e su tutti gli sforzi politici volti a rimandarla, congelarla, abolirla, modularla. Adesso è certo che, quantomeno per la prima casa, fino al prossimo settembre non se se parlerà e gli araldi di questa bandiera, Berlusconi e il Pdl in primis, festeggiano.
Intanto sul tavolo del Governo rimangono i problemi gravi dell’ Italia, primo fra tutti il lavoro che sarà affrontato mercoledì prossimo nell’incontro che si svolgerà al Ministero del Lavoro fra il titolare del Dicastero Enrico Giovannini e le Parti Sociali. Il Ministro ha già anticipato che verranno analizzati anche i primi risultati monitorabili della tanto vituperata riforma Fornero che, dalle prime indiscrezioni, sembra invece aver sortito effetti positivi.
Sul lavoro, sulla crisi delle imprese e, ancora una volta, sulle già alquanto tartassate tasche degli italiani, però, sta per abbattersi una nuova e pesante scure. Avere abolito l’IMU, infatti, come detto da tutti gli esperti che hanno cercato di riportare la discussione sui criteri della fattibilità e non della propoaganda politica populista, non ha affatto risolto i problemi delle casse statali, anzi le ha aggravate e i soldi che lo Stato non incasserà dall’IMU vanno reperiti in altra maniera; ecco quindi che dal 1 luglio 2013 l’IVA sembra destinata ad aumentare di un altro punto percentuale arrivando al 22%.
Risulato tutti pagheranno tutto di più; il pane, la pasta, i vestiti e qualunque altro bene. Ancora una volta si ricomincia a discutere e a cercare di capire come gestire la situazione che, secondo le stime, comporterà per ogni nucleo familiare spese aggiuntive comprese fra gli 88 ed i 200 euro.
Ma non pagheremo l’IMU, siatene felici.
MPS in rosso da 100 milioni, ma è una buona notizia
Chissà cosa avrebbero pensato i fondatori della Banca Monte dei Paschi di Siena se avessero saputo che, un giorno di diversi secoli più tardi, fra le mura di Rocca Salimbeni si sarebbe gioito per un risultato negativo da 100 milioni di euro. Eppure è esattamente ciò che è accaduto quando la dirigenza della Banca senese guidata da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola ha presentato agli azionisti il bilancio del primo trimestre 2013.
Follia collettiva? No, tutt’altro visto che unanimamente le previsioni degli analisti avevano ipotizzato che l’asticella del rosso in bilancio per il Monte dei Paschi si sarebbe assestata attorno ai 154 milioni di euro e, come si dice proprio in Toscana, fra averli e non averli 54 milioni diventano 108.
La Borsa ha reagito più che positivamente alle comunicazioni che arrivavano da Siena e il titolo MPS, che definire bistrattato negli ultimi tempi sarebbe riduttivo viste le tempeste dentro cui ha dovuto navigare, ha ricominciato a salire acquistando diversi punti percentuali, ma senza finire nel vicolo cieco della sospensione dalle contrattazioni per eccesso di rialzo.
Così, mentre scriviamo, la performance del titolo ad un mese è del 22,65%, quella a sei mesi ad 8,83% ed anche quella ad un anno torna in positivo con un +2,93%. Risultati ancora più importanti se si considera che l’andamento complessivo dell’indice FTSE Mib di ieri non era affatto positivo.
L’Amministratore Delegato Fabrizio Viola non ha nascosto la sua soddisfazione nel commentare i dati che, ha detto, rappresentano un segnale importante di come la Banca stia operando positivamente non solo sul conto economico, ma anche sul rafforzamento patrimoniale.
Nel frattempo si avvicina la scadenza del 17 giugno, giorno in cui MPS dovrà presentare la versione finale e definitiva del suo piano strutturale.
Il mattone italiano soffre
Tempi molto bui per il mercato immobiliare italiano che, in barba ai mesi di discussioni e promesse elettorali o post elettorali bi-partisan continua a languire e non accenna a riprendersi. A dare il bollettino medico della salute del mattone italiano sono state, in questi giorni, diverse ed auto voli fonti. Si é cominciato con il periodico osservatorio sull’immobiliare stilato ogni trimestre dall’Agenzia delle entrate in collaborazione con l’Associazione dei Bancari Italiani le quali hanno evidenziato come le compravendite normalizzate registrate nel corso del 2012 non solo sono ulteriormente scese ( a questo ormai siamo abituati), ma siano addirittura ritornare indietro a valori pressoché omologhi a quelli del 1985; già parliamo proprio di quasi 28 anni fa. Il calo è stato una costante per tutti i dodici mesi dell’anno, ma il quarto trimestre ha avuto tinte che definire fosche sarebbe riduttivo dato che le compravendite sono scese di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo del 2011; anche gli agenti immobiliari che hanno partecipato al sondaggio che Bankitalia svolge ogni trimestre hanno denunciato una situazione ben in là dal riprendersi; lo stock che viene loro affidato continua a crescere, così come continua ad aumentare il tempo necessario a concludere una compravendita, ormai più vicina ai nove mesi che agli otto; unica notizia per loro positiva il fatto che si sia leggermente ridotto lo sconto medio applicato dai proprietari che scende sotto al 16%. E i mutui? Anche qui poco da essere lieti. Se da un lato, come rilevato dal’ osservatorio di Mutui.it e Facile.it, l’erogato medio é tornato ai livelli di un anno fa con un valore di 122.000 euro, dall’altro va peggio per i finanziamenti prima casa; su questo settore si riduce di 3 punti percentuali l’ LTV, la forchetta fra richiesto ed erogato rimane al 10% e solo il 5% dei richiedenti vede accolta la domanda presentata alla Banca. La Politica, per ora, tace e soprattutto sfortunatamente non agisce.
Il leone continua a ruggire
Buone notizie per il leone di Generali che dalla sua tana triestina continua a macinare ottimi risultati. Il primo trimestre dell’anno in corso ha fatto segnare un lusinghiero +6.3% alla voce utile netto che, tradotto in moneta sonante, equivale a 603 milioni di euro messi in cassa da Generali. Ancora migliore la performance registrata alla voce utile operativo, cresciuto dell’8% arrivando a ben 1,3 miliardi di euro. Comprensibili e condivisibile la soddisfazione dell’Amministratore Delegato della società Mario Greco che ha spiegato come questi risultati siano stati raggiunti grazie alle ottime performance dei due rami da sempre core business dell’azienda: quello danni e quello vita.
In effetti il ramo danni ha letteralmente brillato, facendo segnare un incremento dell’utile operativo ben superiore al 25% (precisamente il 26,6%) e consentendo di portare in cassa 520 milioni di euro; se è vero che il ramo vita è leggermente sceso nel suo risultato operativo (si tratta appena di un -2,6%), è altrettanto vero che ha comunque prodotto 797 milioni di euro.
Ottima anche la Solvency I Ratio del gruppo assicurativo triestino che se nell’ultima parte del trimestre si era ridotta rrivando al 138% a causa dell’acquisto di Gph (attività di cui Greco ha comunque spiegato la strategicità e utilità per il Gruppo triestino), già ad Aprile era tornata ai livelli di fine 2012, vale a dire 145%; il risultato è stato raggiunto anche in virtù del collocamento del 12% di Assicurazioni Generali. Ad ogni modo il patrimonio aziendale si è mantenuto a ben 18,8 miliardi di euro.
Viste queste premesse è abbastanza ovvio che Greco e i suoi vedano davanti agli occhi un 2013 coi fiocchi e l’outlook comunicato riflette la stessa positività; sarà il ramo danni (auto e non) a contribuire però in maniera preponderante, mentre per il ramo vita si attende un calo.
Il primo bond Sisal
Mentre è in corso un acceso dibattito sul fatto che i mancati introiti derivanti da un’eventuale abolizione dell’IMU, o addirittura della restituzione delle prime rate già versate, possano essere coperti con le accise derivanti dai giochi regolamentati dallo Stato come quello del Lotto, arriva agli onori della cronaca finanziaria italiana l’emissione del primo storico bond peroprio di una delle aziende protagoniste di questo settore: la Sisal.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda con una nota ufficiale, l’operazione è conseguente a quel processo tanto di estensione quanto di modifica con cui sia i creditori della Sisal, sia quelli della Gaming Invest, controllante diretta della società, hanno concordato che le scadenze previste vengano in realtà estese per altri quattro anni. Il bond lanciato nelle scorse ore dalla Sisal è un prestito obbligazionario di tipo senior secured e ha un valore nominale pari, nel suo complesso, a 275 milioni di euro.
La scadenza, come detto, è stata fissata al 30 settembre 2017. Sempre secondo quanto si apprende dalla nota ufficiale diffusa dall’azienda, quanto ricavato dall’offerta del bond verrà usato per ripagare, sia pure solo parzialmente, il prestito bancario che Sisal ha tuttora in essere. A garantire gli impegni nei confronti delle banche verso cui Sisal è esposta saranno, su base senior, tutte le società controllate.
Nuovo taglio ai tassi BCE
Continua la politica di aiuto alle economie in crisi, inclusa quella italiana, portata avanti dalla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi. Il numero uno della più importante istituzione monetaria del Vecchio Continente ha annunciato ieri un nuovo taglio, dello 0,25, al tasso applicato dalla BCE. Pur attesa e in qualche maniera annunciata, la decisione di Mario Draghi e del Consiglio non era per nulla scontata, anche e soprattutto per la fiera opposizione messa in atto dalla tedesca Bundesbank.
Con questo ulteriore ribasso il tasso BCE arriva ai minimi storici con effetti immediati sui mutui di tutti coloro che hanno sottoscritto un finanziamento indicizzato ai tassi della Banca Centrale Europea, ma auspicabilmente anche su tutti gli altri mutui che verranno sottoscritti in futuro e che sono già stati sottoscritti con tasso variabile.
Nelle intenzioni della BCE anche il fatto che il taglio, ormai molto vicino a quello nullo applicato da tempo negli Stati Uniti d’America, faciliti anche l’abbassamento dello spread e, conseguentemente, anche i tassi di interesse applicati dalle banche nazionali ai clienti intenzionati a sottoscrivere un mutuo; se questo meccanismo funzionerà, la ruota dei finanziamenti ai piccoli creditori potrebbe riprendere a girare con una serie notevole di benefici importanti su molti settori dell’economia, a cominciare da quello immobiliare, ma non solo.
Con la nuova riduzione, la quarta consecutiva dal settembre di due anni fa, il tasso è arrivato allo 0,50% dallo 0,75% a cui era stato fissato nel luglio del 2012. Ora, però, come ricordato esplicitamente dallo stesso Mario Draghi è fondamentale che i governi nazionali non rendano vani gli sforzi e i sacrifici fatti fino a qui.
Disoccupati tutti gli abitanti di Roma
Parlare di un vero e proprio esercito di disoccupati non è esagerato. Secondo quanto reso noto dall’Istituto Nazionale di statistica il numero degli italiani che non hanno un lavoro stabile è salito fino a sfiorare i tre milioni; vale a dire più dell’intera popolazione residente di Roma. Scorrendo le statistiche, nell’ultimo quinquennio caratterizzato dalla pesantissima crisi economica, il numero dei non occupati è praticamente raddoppiato arrivando ad un +82,2%. Dove non riesce la politica si può dire riesca la disoccupazione, che è stata in grado di uniformare l’intera Penisola sotto la triste bandiera della mancanza di lavoro. Circa il 50% dei non occupati risiede nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia, ma è nel Settentrione che il problema è cresciuto in maniera maggiore nell’ultimo lustro. A Nord l’incremento dell’esercito dei disoccupati è stato del 121,3%.
Sfortunatamente la crisi occupazionale sembra non conoscere, almeno per adesso, alcuna inversione di tendenza e rispetto al 2011, nel corso del 2012 il numero delle persone che non hanno più un lavoro è aumentato del 30,2%, equivalenti a circa 636.000 individui. Il dato comunicato in questi giorni dallì Istat è il peggiore dal 1993, anno in cui l’Istituo Nazionale di Statistica ha cominciato queste rilevazioni.
Prevedibilmente è la fascia dei più giovani quella che maggiormente sembra soffrire della situazione, tanto è vero che, a fronte di un dato nazionale che parla di poco più del 17,2% della popolazione che si trova in cerca di un’occupazione, fra chi ancora non ha compiuto i 25 anni, la disoccupazione arriva al 35,3%, superando il 46% al Sud.
Questo, decisamente, dovrebbe essere il primo punto del programma del neonato Governo Letta.
Gli stranieri investono nell’immobiliare italiano
Che l’Italia fosse oggetto di attenzione da parte degli stranieri lo si sapeva da tempo, ma il fatto che la provenienza geografica influenzasse nettamente le preferenze per l’acquisto immobiliare in una zona dello Stivale piuttosto che in un’altra era cosa meno nota. A mettere sotto ai riflettori i comportamenti degli stranieri che vogliono comprare casa in Italia è stato il principale sito italiano di annunci immobiliari, Immobiliare.it, che assieme al suo omologo internazionale dedicato al lusso, LuxuryEstate.com, ha raccontato alcune cose prevedibili e altre meno ovvie.
Fra quelle più scontate il fatto che Roma svetti sovrana in cima alle preferenze degli stranieri che vogliono acquistare casa in Italia. La Capitale raccoglie da sola circa il 9% delle manifestazioni di interesse per l’acquisto. A seguire si trovano a pari merito Milano e Como, entrambe con il 5% e, terza, Verona, che raccoglie il 3% delle ricerche di immobili fatte da stranieri.
Curioso notare come fra le prime nazionalità degli apiranti acquirenti del mattone tricolore ci siano non solo i prevedibili francesi, tedeschi e inglesi, ma anche brasiliani, slovacchi e sloveni. Spuntano anche nazionalità meno frequenti come quella messicana i cui papabili acquirenti internazionali sembrano preferire il Salento e la provincia leccese in genere. Dalla Norvegia le preferenze si orientano su Asti, gli svedesi, probabilmente attirati da un clima diametralmente opposto a quello cui sono abituati, orientano le loro ricerche immobiliari italiane verso Palermo.
Al di la delle curiosità, numeri alla mano gli acquirenti stranieri di immobili italiani rappresentano ormai il 2% del totale, se invece ci si concentra sul solo settore del lusso si sale al 9%
Segretarie e assistenti in cassa integrazione
C’è il mondo delle centianaia, forse migliaia, di lavoratori che vengono messi in cassa integrazione da aziende note e blasonate e la cui storia, quindi, finisce subito sugli altari della cronaca. C’è chi della cronaca fa il proprio mestiere e se quel mestiere è messo a rischio dalla crisi dell’editoria sui giornali ci finisce non come autore dell’articolo, ma come tema del racconto.
Ci sono poi tutti gli altri lavoratori, dipendenti di piccoli o medi studi professionali (in Italia ce ne sono decine di migliaia) che dall’oggi al domani finiscono vittime della condivisione di spazi fra titolari; il commercialista unisce il proprio studio a quello dell’avvocato e delle due segretarie una è di troppo; per lei si spalancano le porte della cassa integrazione, ma non quelle dei giornali.
Non almeno fino a quando un interessante articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Isidoro Trovato ha squarciato questo velo raccontando i numeri di un fenomeno sempre maggiore e in continua crescita. Se guardiamo solo ai numeri del 2012, i dipendenti di studi privati che, in deroga a quasi due migliaia di ore, sono stati messi in cassa integrazione sono circa seimila.
Ad impressionare è il tasso di crescita rispetto al 2011 (+40%) e la considerazione che il ricorso alla cassa integrazione è oggettivamente alquanto sotto utilizzato dagli studi professionali. Ipotizzare quindi che il numero di dipendenti di studi privati che nel 2012 hanno perso il lavoro sia decisamente più alto non solo è cosa semplice, ma affermazione tutt’altro che azzardata.
E il 2013 pare non nasca sotto auspici diversi. Purtroppo
Niente bonus ai manager Unicredit
Che si tratti di una presa di coscienza della drammatica situazione in cui versa il comparto ed il Paese intero, oppure di un plateale gesto di buon marketing o, ancora di un tentativo di non suscitare l’ira mai sopita dei dipendenti costretti a grossi sacrifici poco importa; fatto sta che i top manager del Gruppo Unicredit hanno ufficialmente rinunciato ad incassare il bonus di gratifica per l’esercizio di gestione 2012.
Non si contano molti precedenti fra i vertici delle banche italiane e, solo per citare un nome, Giuseppe Mussari ben si era guardato dal rinunciare alla parte variabile della sua retribuzione mentre si cominciava a profilare il buco che ha portato il Monte dei Paschi di Siena alla situazione in cui si trova oggi.
A rinunciare al proprio bonus, come comunicato ufficialmente al Consiglio di Amministrazione, non sono stati soltanto Federico Ghizzoni e Roberto Nicastro, rispettivamente CEO e Direttore Generale del Gruppo Unicredit, ma anche Marina Natale, responsabile del settore finanza (CFO), Alessandro Decio (che è il chief risk officer dell’azienda) e i reesponsabili del settore legale, del settore Risorse Umane e di quello dell’ Audit.
Il Cda, che ha comunque tenuto a ribadire il suo giudizio positivo nei confronti dei vertici dell’Istituto, ha ratificato la decisione ed è stato deciso che solo gli altri dipendenti beneficeranno del bonus legato alla performance del 2012, anche se molta parte della retribuzione variabile, come prassi di Unicredit, sarà corrisposta nel corso dei prossimi anni a patto del raggiungimento avvenuto di altri obbiettivi.
